Sempre meno lavoratori iscritti alla Cgil: i pensionati hanno il 50% delle tessere

Se passi il tempo nei salotti televisivi invece di preoccuparti davvero dei problemi degli operai (e dei lavoratori in genere), ti ritrovi con gli iscritti che ti voltano le spalle. E se ne vanno, in massa. I leader della Cgil – dal grande capo Susanna Camusso a Maurizio Landini della Fiom, senza dimenticare l’ex tuta blu Giorgio Airaudo oggi in Parlamento nelle ßle di Sei – sono veri e propri campioni di share. Nelle arene televisive combattono come leoni e attirano il pubblico: la battaglia piace e lo schema, collaudatissimo, ftmziona. Lo sanno bene i conduttori dei talk show, che a rotazione chiamano i sindacalisti agguerriti proprio per tirare su gli ascolti, sempre più asfittici. Dalle tivù satellitari al digitale terrestre passando per i canali web, la Cgil riesce di sicuro a garantire i rinnovi di contratto delle star televisive e degli autori dei vari programmi, ma non è più capace – o lo è sempre meno – di proteggere e tutelare i suoi «soci».

Alla fine del 2014 ci sarebbero già oltre 700mila iscritti in meno alla CGIL

Che gioco forza stracciano la tessera: secondo quanto riportato ieri dal quotidiano Repubblica, rispetto alla fine del 2014 ci sarebbero già oltre 700mila iscritti in meno alla sigla di Corso Italia. Erano 5.561.137 a dicembre scorso, mentre ne risultavano 4.838.168 a inizio di luglio 2015. E basta andare su Google per scoprire che l’addio alla principale organizzazione sindacale del Paese è roba assai cliccata: inserendo nel motore di ricerca le parole «tessera» e «Cgil» il sistema restituisce subito, tra le ricerche correlate, la stringa «disdetta tessera Cgil». Come dire che sono in tanti ad andare a cercare moduli e procedure per separarsi dal sindacato guidato da Susanna Camusso. Il web aiuta a capire eccome – l’aria che tira fra i lavoratori. Altro esempio. Sulla sua pagina Facebook, Christian Rosso, l’autista ribelle dell’Atac (quello dei video in cui ha spiegato perché gli autobus a Roma non circolano, scatenando l’ira del vertice aziendale che prima lo ha sospeso e poi lo ha graziato) ha attaccato a testa bassa proprio i colleghi sindacalizzati: «Non potete dirmi bravo e stringermi la mano mentre nell’altra tenete ancora la tessera di Cgil, Cisl e Uil». Il problema, in effetti, non è solo della Cgil e e Rosso coglie nel segno.