Salvini chiede a Berlusconi di “rifare il centrodestra”. E lancia la campagna del Sud

Intervistato da “Panorama”, Matteo Salvini parla dell’autunno che sarà: «Matteo Renzi non dura molto. I suoi talloni d’Achille sono troppi: immigrazione, economia, lavoro…». Arriverà al 2018? «Nooo». Sicuro? «Ne sono convinto. Ma anche lui lo sa…» sfotte. «Se non si inventano il quarto esecutivo non eletto, l’anno prossimo si vota. Il Pd, dopo la caduta del governo, sarà in macerie. E noi non possiamo fare più errori: serve l’unità del centrodestra». Arriva il cameriere per le ordinazioni: «Cappuccio e brioche alla crema» chiede Salvini. Intanto comincia l’andirivieni di simpatizzanti ed elettori leghisti.

«I prossimi mesi saranno decisivi per capire chi vuoi fare davvero opposizione»

«Dobbiamo essere pronti: il programma della coalizione è ormai condiviso al 90 per cento. Con Silvio Berlusconi ne abbiamo già discusso più volte. Niente promesse mirabolanti, ma sei punti concreti: flat-tax, abolizione degli studi di settore, via la legge Fornero, lotta all’immigrazione, famiglia tradizionale con apertura alle unioni civili. Solo sull’Europa dobbiamo accordarci». Non proprio quisquilie. «Un accordo si troverà. Su una cosa non transigo: la revisio ne dei trattati, soprattutto quello sulla moneta unica». «L’abbiamo vista l’altro giorno mentre pescava una trota: sono un suo fan, posso stringerle la mano?» domanda un quarantenne m avvicinamento. Il segretario federale, in carica dal dicembre 2013, è ormai una perfetta macchina da selfie, abbracci e strette di mano: mai una smorfia ne un rifiuto.

«Talk show, twitter e facebook servono. Ma il vero consenso nasce dal contatto umano» spiega Salvini.

«Ti devono toccare, parlare, consigliare. Ed è questo il mio sforzo maggiore: anche in vacanza, ogni giorno incontro centinaia di persone». Il cameriere toma con il vassoio carico. Spiega che «la colazione è stata offerta dal signore del tavolo accanto»: un uomo in tuta, pingue e ilare. Abbassa il giornale, alza il capuccino, mima un brindisi: «Complimenti! E continui così». Salvini ringrazia. Riprende il filo: «Nel centrodestra servono le primarie». Beriusconi però non le vuole. «A me invece piacerebbe che fossero gli italiani a scegliere. Chiamiamole primarie, secondarie, Pippo o Pluto. Ma chiunque dovrebbe poter decidere da chi vuole essere rappresentato, sia negli enti locali sia al governo». Si candiderà? «Ovvio». Vuole guidare il centrodestra? «Certamente: io la partita la gioco per vincere». E se perde? «Mi metterò lealmente al servizio del vincitore. Mica sono come quelli del Pd, io».