Riforme, il Pd apre a Berlusconi, ma è guerra civile tra i democratici

Il Pd apre a Forza Italia. E tra i democrat aumenta la tensione. Il vice segretario Guerini: «Berlusconi torni al tavolo, noi lo aspettiamo. La strada fatta insieme è positiva». Intanto Renzi dice basta alla mediazione con i ribelli: nuovo Senato o si va al voto. La sinistra del partito replica, invece, che «la questione delle riforme costituzionali va disgiunta da quella dell’esecutivo». «Il listino è l’ultima offerta che viene fatta alla minoranza – aggiunge ancora Guerini – non si riparte da capo».

Il Pd: nuovo Senato o si torna a votare Appello a Berlusconi

Se qualcuno pensa che si possano affondare le riforme lasciando galleggiare il governo si sbaglia. Non mandarle avanti «significa mettere termine a questa legislatura. Lo sanno tutti». A ribadire il concetto – si legge su “Il Messaggero” ricordando alla minoranza dem quali sarebbero gli effetti collaterali di uno stravolgimento del ddl Boschi, è il vicepresidente del Pd Matteo Ricci. Le sue parole suonano come un avvertimento. Se non si abbattono le forticazioni, se non si trova un’intesa, non al ribasso possibilmente, a settembre si va tutti a casa. Che il premier sia un buon giocatore di poker è cosa nota. Pensare che la sortita di Ricci sia solo un bluff per piegare le resistenze dei dissidenti più intransigenti è un azzardo.

«Il popolo della sinistra – è la tesi di Ricci, intervistato da SkyTg24 – vuole un Paese immobilizzato».

Da qui la conclusione che bloccare il processo di riforma «è una battaglia assurda e dopo tante chiacchiere si vedrà chi vuole cambiare davvero». Nella rappresentazione renziana da una parte c’è chi vuole fermare il cambiamento, dall’altra chi invece vuole andare avanti con le riforme. Tutto ruota intorno al Senato elettivo. Al blocco trasversale che vorrebbe tenerlo in piedi. Il bersaniano Alfredo D’Attore non è d’accordo con Ricci, «la questione delle riforme costituzionali va disgiunta da quella dell’esecutivo». «Il governo – dice D’Attorre – va avanti lo stesso anche se non passa un emendamento. Le priorità del resto sono altre. Nel Paese reale non si parla di riforma del Senato ma di altre emergenze. Il governo si dedichi alla lotta all’evasione, ai problemi del Sud, pensi al patto di stabilità e non tema nessun agguato». A settembre i bersaniani inizieranno le grandi manovre per riorganizzarsi all’interno del partito, «farlo tornare ad essere il motore della sinistra e non il partito della nazione che vuole Renzi». La riorganizzazione del fronte della minoranza è già in agenda. Il problema è come coinvolgere la base del Pd. Un tarlo che assilla D’Attorre che sta pen- sando «ad un documento programmatico».