Renzi regala altri 200 milioni al disastroso Marino, ma Roma crolla

Con una battuta, Ignazio Marino cerca di nascondere l’irritazione: «Sarà un Giubileo francescano», ha dichiarato uscendo da Palazzo Chigi, dopo il tavolo interistituzionale che ha coinvolto governo, Comune, Regione e prefettura. Aveva chiesto 500 milioni di euro, l’esecutivo ne sborserà “solo” 200, attraverso l’allentamento del Patto di stabilità, ma altri, 18,5 milioni, ne arriveranno dal ministero dei Beni Culturali (che li ha stanziati per ricostruire l’arena del Colosseo e altri 18 per i Grandi Uffizi di Firenze).

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Soldi e risorse che serviranno per l’avvio dei cantieri indispensabili per la città alle prese con l’Anno Santo e che lasciano presagire che qualcosa si sta muovendo nei rapporti travagliati tra esecutivo e sinda co di Roma. Vero è che si attende a giorni il verdetto del ministro dell’Interno, Angelino Aliano, che dovrà pronunciarsi sullo scioglimento per maña del Comune di Roma, ma dopo il rimpasto di giunta e l’innesto di due parlamentari graditi a Matteo Renzi (Marco Causi al Bilancio e Stefano Esposito ai Trasporti), il peggio sembra passato: Marino può tentare di rimettersi in sella e pedalare per Roma. Tanto più che sulla gestione del Giubileo il sindaco si gioca il suo futuro a Palazzo Senatorio.

Da mesi Marino batte cassa e lamenta il buco di bilancio lasciato dai predecessori

La sua richiesta iniziale era di mezzo miliardo, Palazzo Chigi ha stanziato meno della metà all’insegna dell”austerity, «in linea con Francesco», ma oggi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, invierà una lettera per sbloccare i primi 50 milioni per dare avvio alle gare dei primi cantieri. A fronte di questo, dal Co mune si sono impegnati a presentare un piano economico-finanziario dettagliato sui pagamenti alle imprese, che si spalmerà in tré anni per poi verincare la compatibilita e chiedere altri fondi. La sicurezza sarà gestita dalla prefettura che ha assicurato che dopo Expo arriveranno rinforzi. La Regione ha annunciato 12 nuovi pronto soccorso entro dicembre. Al Campidoglio rimane il ruolo di «stazione appaltante nella gestione delle risorse», ma a Marino, che si dice comunque soddisfatto per i soldi ottenuti («50 milioni in più rispetto all’allargamento del patto di stabilità»), non basta. Ha subito lanciato un appello al governo: «Servono deroghe alle normative vigenti per accelerare i lavori».