Pubblica amministrazione, passa la riforma. Ecco cosa dice in 15 punti

Con 145 voti a favore e 97 contrari l’aula del Senato ha dato il via libero definitivo alla riforma della Pubblica amministrazione. Matteo Renzi su Twitter ha esultato mandando «un abbraccio agli amici gufi», ma la matematica dice che senza l’opposizione la riforma non sarebbe passata per assenza del numero legale.

Il voto salvato dalle opposizioni

La soglia minima richiesta di senatori votanti era 150, cinque più dei sì. Dunque, se l’opposizione non si fosse presentata al voto, Renzi non avrebbe avuto nulla di cui compiacersi e, anzi, avrebbe dovuto fare i conti con uno scivolone epocale. In occasione del primo sì dell’aula del Senato alla riforma, il 30 aprile, invece le opposizioni non parteciparono al voto finale con l’obiettivo di far saltare il numero legale, che però fu raggiunto, anche se per un solo voto, e la riforma passò senza alcun voto contrario.

Tagli e super poteri al premier: la riforma in 15 punti

1) Le novità per la dirigenza. Anche i capi diventano licenziabili se valutati negativamente. Ma pur di non essere mandati via potranno optare per il dimensionamento. Gli incarichi non saranno più a vita (4+2 anni) e scatta la revoca in caso di condanna della Corte dei Conti. Inoltre, è previsto un solo ruolo (seppure diviso su tre livelli: statale, regionale, locale) senza più distinzione tra prima e seconda fascia. Si va verso una quota unica (intorno al 10%) per l’accesso di esterni. La figura del segretario comunale è superata.

2) Concorsi, superato il voto minimo di laurea.  Non ci sarà più una soglia sotto la quale si è fuori dalle selezioni pubbliche. Nelle prove non mancherà mai un test sull’inglese.

3) Licenziamenti facili. Quando scatta un’azione disciplinare, la pratica dovrà essere portata a termine senza escludere il licenziamento. Quanto alla diatriba sull’articolo 18, la reintegra resterebbe.

4) Poteri all’Inps sulle assenze. Niente più finti malati. Per centrare l’obiettivo le funzioni di controllo e le relative risorse passano dalle Asl all’Inps. Vengono poi posti dei paletti per il precariato. C’è un passaggio per favorire la staffetta generazionale, ma a costo zero. Nasce la Consulta per l’integrazione dei lavoratori disabili.

5) Maglie più larghe per i pensionati. Il tetto di un anno vale solo per i ruoli direttivi. Le altre cariche sono comunque consentite, ma resta il vincolo della gratuità.

6) Scompare la forestale. Il ddl pone le basi per l’assorbimento della Forestale in un’altra forza (con tutta probabilità i Carabinieri), così da portare i corpi da 5 a 4. Si prevede inoltre un riordino di tutte le forze. La soppressione della Forestale è uno dei provvedimenti più controversi e maggiormente osteggiati dalle opposizioni.

7) Taglio di partecipate e prefetture. Le partecipate verranno ridotte e si prevede un numero massimo di “rossi”, poi c’è la liquidazione. Possibile anche il al commissariamento. Si prevede il dimezzamento delle camere di commercio. Inoltre, si va verso un taglio netto anche delle prefetture, che potrebbe arrivare anche a un dimezzamento. Quel che ne rimarrà andrà a finire nell’Ufficio territoriale dello Stato.

8) Pratiche dimezzate per le grandi opere. Si punta a un taglio della burocrazia per semplificare le operazioni in caso di rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale. Scatta la possibilità di attribuire poteri sostituitivi al premier.

9) Silenzio assenso tra amministrazioni. In caso di contese tra amministrazioni centrali su nulla osta e altri concerti sarà il premier a decidere, dopo un passaggio in Cdm. È fissato anche un tetto per ottenere il sì: massimo 30 giorni, che diventano 90 in materia di ambiente, cultura e sanità.

10) Ghigliottina sui decreti. Mira a sbrogliare la matassa di rinvii a provvedimenti attuativi. Tutto passa per una delega al governo, chiamato a fare una cernita sugli ultimi tre anni (esclusi i dlgs).

11) Poteri a Palazzo Chigi. Verranno precisate le funzioni di Palazzo Chigi per il mantenimento dell’unità di indirizzo. Anche le nomine passeranno per il Cdm. La delega riguarda pure la definizione delle competenze in materia di vigilanza sulle agenzie fiscali (come le Entrate).

12) La P.A. digitale. Arriva la “carta della cittadinanza digitale”, con il governo delegato a definire il livello minimo di qualità dei servizi online. Ci sarà un dirigente ad hoc. Inoltre, i pagamenti verso la P.A, come bollette e multe, potranno avvenire anche ricorrendo al credito telefonico (ricaricabili o abbonamenti) purché si tratti di micro-somme (presumibilmente sotto 50euro). Il versamento potrà quindi essere eseguito con un semplice sms.

13) Freedom of information act italiano. Tutti avranno il diritto di accedere, anche via web, a documenti e dati della P.A. Si aprono gli archivi pubblici, ma restano dei limiti.

14) Numero unico per le emergenze. Basterà chiamare il 112 per chiedere aiuto in ogni circostanza. L’idea è quella di realizzare centrali in ambito regionale che, raccogliendo la richiesta, siano in grado di smistarla al servizio interessato.

15) Un solo libretto auto. Si apre al trasferimento del Pubblico registro automobilistico (Pra), retto dall’Aci, al ministero dei Trasporti, a cui fa capo la Motorizzazione. Si va infatti verso un’unica banca dati per la circolazione e la proprietà, con un solo libretto.