Il no di Berlusconi alle primarie riaccende il dibattito in Forza Italia

Le primarie? Mai dire mai. Il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, in un’intervista alla Stampa corregge il tiro sulle dichiarazioni del presidente del suo partito. «Silvio Berlusconi ha ragione. Le primarie possono essere falsate», ma «il 28 maggio 2014, nell’ufficio di presidenza – ricorda Brunetta – Forza Italia aveva già discusso e deliberato la possibilità di tenere le primarie di coalizione nel casi in cui non fosse possibile individuare un candidato condiviso all’interno del centrodestra. E siccome la Lega sta acquistando sempre più peso, il tema delle regole per scegliere i candidati comuni si porrà per forza».  Secondo il capogruppo dei deputati azzurri, «nel caso in cui l’accordo non si dimostrasse realizzabile, e la conseguenza fosse quella di presentarci divisi pregiudicando la possibilità di vincere, al momento l’unica strada indicata dal partito, sebbene mai messa in pratica, non può che essere quella di tenere appunto delle primarie per scegliere il candidato sindaco di centrodestra». «Sarebbe una soluzione democratica, farebbe concorrere i partiti alla luce del sole e la consultazione popolare avrebbe l’effetto di mobilitare la nostra gente». Tuttavia, sottolinea, «bisogna chiarire in anticipo come tenere le primarie, con quali regole, con quali controlli per impedire che ne approfittino pochi signori delle tessere o chi dispone di truppe cammellate».

Primarie: in una nota Berlusconi dice no

Con una nota domenica pomeriggio l’ex premier ha voluto stoppare il dibattito sulle primarie, concetto ribadito in più occasioni: «Ritengo – ha scritto Berlusconi – che per l’individuazione dei candidati per le prossime elezioni amministrative, il centrodestra debba scegliere, come è sempre accaduto, attraverso gli accordi tra le forze politiche che lo compongono». Le parole del Cavaliere vanno in conflitto con quanto dichiarato finora da Giovanni Toti e Renato Brunetta, che si sono spesi a favore dell’ipotesi di una competizione interna di centrodestra in vista della scelta dei candidati sindaci delle grandi città nel 2016. Il consigliere politico azzurro – ora governatore della Liguria anche grazie al decisivo contributo della Lega Nord di Matteo Salvini – incassato il “no” del Cav, aggiusta in parte il tiro: “Considero l’accordo politico tra i partiti come la via maestra per l’individuazione di candidati e programmi”, dice. Tuttavia non demorde: «Se l’alternativa – insiste – è la divisione della coalizione su più candidati, meglio individuare un metodo e regole accettate da tutti in modo da provare una sintesi». Concetto ribadito in queste ore anche da Brunetta.

Gasparri: più che le primarie serve rilanciare Forza Italia

«Più che il referendum sulle primarie – commenta in una nota Maurizio Gasparri – in effetti a sinistra degenerate in truffe manipolate da coop e mafiosi, mi interessa una forte e incisiva ripresa di iniziativa politica da parte di Forza Italia. Mi auguro che progetti innovativi e inclusivi prendano corpo e si rivelino vincenti. Intanto io voglio insieme a tutti occuparmi di Forza Italia e questa Italia. Con più presenza e più consenso, obiettivi per i quali il ruolo di Berlusconi è essenziale, avremo più potere contrattuale nel Parlamento, nel centrodestra, nel confronto sulle riforme. Agire tra la gente, con le nostre chiare posizioni su fisco, sicurezza, immigrazione, lavoro, impresa,famiglia. Il resto – conclude il vicepresidente del Senato – è rito politicista che piace a chi oscilla tra lo zero e il due per cento e quindi poco potrebbe avere da dire sia alle primarie che alle secondarie».