Povera Giulia Innocenzi, va in Iran e viene palpeggiata: il web la fa a pezzi

Schiere di maniaci sessuali pronti a palpare sul sedere lei e la sua amica. Uomini intenti a tirarsi giù i pantaloni appena le due donne imboccano una via un po’ isolata, mentre altri qua e là si impegnano in “manovre” manuali maschili in ogni angolo: la “Santorina” Giulia Innocenzi va in Iran in vacanza e posta un reportage imbarazzante per le banalità, i particolari spesso inverosimili e i luoghi comuni sulle donne e sulla cultura musulmana che danno una visione parziale, personalistica e narcisistica dell’esperienza di viaggio. Non a caso i commenti al suo lungo post sono feroci.

I commenti su fb contro Giulia Innocenzi

Del tipo: «questo articolo suscita solo una riflessione: la televisione italiana è piena di raccomandati che non sanno fare il loro mestiere e spesso non vanno oltre qualche luogo comune trito e faceto. Sull’Iran dice poco (e lo dice male), sull’Italia invece dice molto». Dice molto in verità di molti giornalisti italiani di sinistra, che ci accusano di deficit culturale, di incapacità di accogliere e di capire mondi diversi dal nostro, che ci insultano come razzisti e xenofobi quando stigmatizziamo episodi di cronaca e di aggressioni molto simili a quelli che la Innocenzi racconta. Poi quando tocca a lei e alla sua amica essere molestate, palpeggiate e inseguite si scoprono improvvisamente “scioccate”e schifate, affermando di avere vissuto la vacanza come un incubo. Ma come, fino a ieri hanno avuto ospiti fissi nei loro studi televisivi rappresentati di comunità religiose e culturali straniere di ogni tipo a dirci quanto siamo noi gli ignoranti, e ora quei “mondi” non sono più tanto civili come voleva farci credere? Come funziona? Se toccano il sedere a me allora i mussulmani possono anche essere brutti e cattivi, quando me lo raccontano altri non ci credo perchè sono prevenuti come Salvini? Stendiamo un velo pietoso.

Come quando con ironia un altro le fa notare che le sue esperienze con il mondo maschile iraniano non sono tanto diverse da quelle che accadono a Roma, Milano, Napoli. «Veramente no, non succede anche a Roma o a Napoli. Non succede così, almeno», risponde la Innocenzi. Sbagliato. Altro segnale della “moda” dei giornalisti di sinistra di parlare della realtà, senza vivere la realtà: basta andare in una qualunque motropolitana di queste città per verificare quanti uomini stranieri provenienti da quei “mondi” tanto amati dal sinistrume, molestino, inseguano, si spoglino e intimoriscano donne, ragazze, ragazzi. Sono episodi di ordinaria quotidianità che la Innocenzi evidentemente ignora, non prende la metro, non gli autobus. Gli inseguimenti fin dentro i portoni delle abitazioni sono all’ordine del giorno così come le masturbazini alla fermata dell’autobus. Basta fare un giro dei siti cittadini per vedere quanti video in tal senso vengono postati. Indigna che la Innocenzi non sappia dove vive e poi tenti di impartirci lezioni dal suo pulpito privilegiato.

Ma, tornando in Iran, la “Santorina” si indigna del triste destino di nascere donna in un Paese dove una ragazza rimane in cucina coperta dal velo perché in sala ci sono ospiti uomini o quando una ragazza che vuole studiare Scienze politiche è costretta dalla famiglia ad iscriversi a Psicologia. Anche in questo caso la Innocenzi cade dal pero. Furiosi i commenti in rete, non le perdonano nulla, selfie in moschea, inesattezze lessicali sui tipi di velo, ignoranza sostanziale del luogo visitato, cibi postati, stereotipi del tipo “Abbiamo cominciato a pensare a quante cose avrebbe potuto fare nella vita una donna brillante e curiosa come lei. Se solo fosse stata libera. Se solo avesse avuto il diritto di essere se stessa”. Forse la libertà non basta per tutte, le scrive una studentessa italiana. Facile parlare dal suo pulpito, dove basta saper imbandire un po’ di luoghi comuni politicamente corretti per condurre trasmissioni di grande audience. “Non per tutte noi laureate in Scienze politiche sarà così”. Ed è tristemente vero. Triste la risposta della Innocenzi che ribatte: «Non mi faccio silenziare dalla fogna di Internet». Non accettare le critiche è tipico di chi pensa di avere le chiavi della verità paraticando l’incoerenza.