“Piazzale Loreto modello di civiltà”… così Pisapia oltraggia la storia

“In questo luogo dove la dittatura ha portato la morte, l’Italia democratica ha piantato i semi della propria rinascita”. Sono le parole del sindaco di Milano Giuliano Pisapia pronunciate a piazzale Loreto, “luogo” che ha visto la fucilazione di 15 partigiani il 10 agosto del 1944 e lo scempio dei cadaveri di Benito Mussolini e Claretta Petacci e degli altri gerarchi fascisti i cui corpi vennero appesi il 29 aprile del 1945 alla tettoia di un distributore di benzina.

Lo sguardo fazioso di Pisapia

Pisapia ovviamente commemorava i partigiani uccisi ma, nella foga oratoria del momento, si è lasciato a andare a considerazioni su piazzale Loreto tipiche di chi non  sa vedere la storia nella sua interezza ma le riserva solo uno sguardo fazioso. Dunque per Pisapia quella piazza, che per Ferruccio Parri aveva disonorato la lotta partigiana con una macelleria messicana e che per Indro Montanelli aveva ospitato il tragico spettacolo offerto da una folla ebbra di sangue, sarebbe “modello di civismo e di partecipazione democratica”, costituirebbe il simbolo della Milano “democratica e antifascista”.

Piazzale Loreto? Zecchi voleva chiamarlo piazzale della Concordia

Un luogo che è ricordato nella storia italiana però non per i partigiani omaggiati da Pisapia e dall’Anpi ma per il vilipendio dei cadaveri dei nemici vinti, una piazza cui sono legate immagini orribili che prefiguravano la mattanza che si sarebbe consumata con la guerra civile successiva al 25 aprile 1945, quando cioè le armi degli eserciti regolari avevano cessato di sparare. Molto lontani ormai i tempi in cui – si era nel 2005 -un assessore alla Cultura come Stefano Zecchi, scrittore non allineato al pensiero unico, proponeva di cambiare nome alla piazza e di farla diventare piazzale della Concordia proprio per superare ogni antica contrapposizione e dare vita, anche nella toponomastica, alla mai raggiunta pacificazione nazionale.

Pisapia nostalgico dell’odio

Invece Pisapia è un nostalgico dell’altro piazzale Loreto, di quello che resta impresso nella memoria degli italiani come luogo di vergogna e di oltraggio dove venne gettato il seme dell’odio e non della rinascita. Un seme che tiene ancora vive sterpaglie ideologiche dure a morire e che nessuna falsa retorica potrà recuperare alla civiltà.