Nonno inglese va a combattere contro l’Isis per difendere i cristiani in Iraq

A 53 anni, senza alcuna esperienza militare, procurandosi l’equipaggiamento vendendo la sua auto e le sue moto, un nonno inglese ha deciso di partire per andare a combattere contro l’Isis sul fronte iracheno. Fa discutere, nel Regno Unito, la storia di Jim Atherton, rivelata dal Sun e ripresa dagli altri media britannici.

In Iraq per proteggere i cristiani

«Non sono un ragazzo, ho avuto un attacco di cuore nel 2007, ma è qualcosa che sentivo di dover fare», ha spiegato Atherton, che si è unito alle milizie cristiane Dwekh Nawsha, il cui nome rimanda al sacrificio e la cui missione è proteggere la popolazione cristiana dei villaggi iracheni. «Nessuno sembrava fare niente, così ho deciso che l’avrei fatto io», ha spiegato ancora l’uomo, chiarendo di non poter più sopportare le notizie delle violenze e dei massacri jihadisti, in particolare contro donne e bambini. «Non credo di essere Rambo, ma credo di essere un buon soldato», ha aggiunto Atherton, spiegando di aver ricevuto l’addestramento militare in loco, ma di avere una familiarità pregressa con le armi, visto che il padre faceva gare di tiro. «Non incoraggio nessun altro a fare lo stesso, era solo qualcosa che dovevo fare», ha precisato ancora il 53enne, il cui fratello più giovane fu ucciso combattendo in Afghanistan.

Auto, moto e una barca vendute per pagarsi la missione

Per procurarsi il denaro necessario per il viaggio e l’equipaggiamento, circa 25mila euro, Atherton, che conduceva una vita tranquilla nella provincia inglese, ha venduto la sua auto, una Sierra Cosworth, due moto e una barca. Poi, ostinatamente, ha cercato di raggiungere le milizie cristiane, con le quali era entrato in contatto su internet. Una strada ostacolata dalla famiglia, che ha fatto di tutto per convincerlo a desistere, e dalle autorità turche, che al primo tentativo di passare il confine lo hanno rimandato indietro, ma che una seconda volta non sono riuscite a intercettarlo. «Sono stato accolto davvero molto bene. Certo, mi mancano la mia famiglia e i cani», ha ammesso il nonno, spiegando però che voleva che «i miei nipoti sapessero chi sono davvero».