Migliaia di clandestini invadono i Balcani, la Bulgaria manda i blindati

È un vero e proprio esodo di clandestini quello che sta invadendo i Balcani in questi giorni: Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Bulgaria: tutti sono minacciati, mentre la Ue dice beffardamente che si tratta di «numeri piccoli». All’Ungheria non basta il muro in costruzione sul confine con la Serbia: lo ha dichiarato il sottosegretario della Giustizia, a Budapest, Robert Repassay, secondo il quale il Paese «non ha bisogno solo di una barriera fisica, ma anche di una barriera giuridica, ai confini». Un disegno di legge per rivedere la normativa sugli immigrati, ha aggiunto, sarà pubblicato entro questa settimana. Le pene per i profughi e per chi supera la frontiera illegalmente saranno inasprite. Intanto in Serbia continua incessante il flusso di migranti e profughi provenienti dalla vicina Macedonia, che nei giorni scorsi – dopo ripetuti scontri fra immigrati e polizia – ha deciso di riaprire la frontiera con la Grecia. Ai centri di accoglienza di Presevo e Miratovac sono giunti nelle ultime ore circa 1.500 migranti, in larga parte profughi dalle zone di guerra di Siria, Iraq e Afghanistan. Tante le donne e i bambini. Dopo la necessaria registrazione per ottenere i permessi di soggiorno temporaneo di 72 ore, a gruppi i migranti proseguono per Belgrado a bordo di autobus, treni o mezzi privati. Nella capitale serba – dove nelle ultime ore è stato aperto uno speciale Info Centre per i profughi dotato di rete wi-fi – gli immigrati bivaccano a centinaia in parchi e spiazzi della città, in prevalenza nella spianata davanti alla principale stazione di treni e autobus. La situazione igienico-sanitaria comincia a farsi precaria, e all’assistenza di volontari della Croce Rossa e dell’Unhcr si aggiunge la solidarietà di tanti privati cittadini, che offrono ai migranti cibo, acqua e altri generi di prima necessità. Sempre secondo la la tv pubblica serba, nella notte una sessantina di autobus pieni di migranti sono giunti alla frontiera settentrionale con l’Ungheria, Paese Ue che rappresenta la destinazione di quasi tutti i profughi che battono la cosiddetta rotta balcanica. L’obiettivo, dall’Ungheria, è raggiungere altri Paesi del nord Europa, a cominciare da Germania, Austria, Svezia.

Il muro anti clandestini in Ungheria è quasi terminato

Ma entrare in Ungheria è sempre più difficile, per la presenza della barriera metallica eretta dal governo magiaro lungo i 175 chilometri della frontiera con la Serbia, e il cui completamento è previsto per fine agosto. Ma complessivamente sono oltre 100mila i clandestini e i profughi in viaggio che finora hanno attraversato la Serbia diretti verso i Paesi del nord Europa. Lo ha detto il ministro del lavoro e affari sociali serbo Aleksandar Vulin, secondo il quale oltre 4 mila migranti hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo alla Serbia. Parlando ai giornalisti a Vrsac (nordest della Serbia), Vulin ha sottolineato che la situazione nel Paese è sotto controllo, non si registrano tensioni o incidenti e che dal punto di vista sanitario non vi sono al momento pericoli di natura infettiva o epidemica. Per il ministro tuttavia, la Serbia non può far fronte da sola all’emergenza migranti, e sono necessari per questo aiuti dalla Ue e dal resto della comunità internazionale. E l’Onu prevede che fino a tremila immigrati al giorno potrebbero attraversare la frontiera tra la Grecia e la Macedonia nei prossimi giorni. Intanto la Bulgaria, Paese Ue, ha disposto l’invio di alcuni blindati ai valichi di frontiera con la Macedonia, per l’aumento dei flussi migratori. «Si tratta di una misura preventiva diretta a rafforzare il presidio lungo il confine macedone e affiancare le pattuglie di guardie di frontiera», ha detto un portavoce del ministero della difesa. Completamente fuori dalla realtà la Ue, che ha avuto un’espressione a dir poco infelice, almeno in questo momento: «Il numero di 40mila profughi da ridistribuire resta una cifra proporzionalmente molto piccola rispetto al numero di persone che arriva in Grecia e negli altri Paesi Ue». Così una portavoce della Commissione Ue: «Speriamo di avere il sostegno delle capitali quando entro fine anno presenteremo il meccanismo permanente» di ridistribuzione.