Maroni: “Anche io mi commuovo, ma sui migranti bisogna intervenire”

«Stiamo assistendo a una barbarie. Anch’io mi commuovo, inutile nasconderlo, davanti alle immagini orribili dei bambini che muoiono in mare». Roberto Maroni abbandona il pugno di ferro che da giorni lo fa twittare con l’hashtag «padroni a casa nostra». Ma solo per un attimo. La precisazione è immediata: «Piangere o invocare la pietas non serve a nulla, io preferisco intervenire». Così emerge il politico leghista: «Bisogna non farli partire o, per lo meno, copiare quel che feci io al Viminale nel 2011 quando ci fu la prima vera ondata di arrivi. Dopo un accordo con l’allora ministro Habib Essid facevo decollare per la Tunisia due voli al giorno di rimpatri e imposi un blocco navale davanti la Libia», si legge su “Il Corriere della Sera”.

Maroni svela il volto umano della Lega, ma insiste: “Serve una svolta”

 

«La Cei, a suo tempo, aveva bacchettato anche me. Non voglio cadere nella trappola delle polemi che». Ma per le parole di Galantino, il leader della Lega, Matteo Salvini, è andato su tutte le furie: «Noi diversi per stili e toni, ma io sono d’accordo con Matteo sulle soluzioni. Lui polemizza per avere consenso — precisa Maroni — io cerco soluzioni». Così tutta la sua rabbia il governatore della Lombardia, e già due volte ministro dell’Interno con Silvio Berlusconi, la rivolge al governo di Matteo Renzi: «Penso che siamo davanti a dilettanti allo sbaraglio — dice —. Lo stesso Massimo Cacciari, un uomo ben lontano dalla Lega, ha detto che “Il modo in cui si sta affrontando l’emergenza immigrati in Italia è criminale”. Io non posso che rincarare la dose. Ma non c’è dolo, solo incompetenza».

Siamo davanti alla peggior crisi umanitaria del dopoguerra: centrale è lo smistamento dei profughi.

Maroni incalza e se la prende direttamente con il suo successore, Angelino Alfano (Ncd), che definisce «amico», prima di stroncarlo: «Io vedo un errore dopo l’altro. Alfano perde tempo a chiedere il coinvolgimento dell’Europa quand’è chiaro che la Uè non ha nessuna intenzione di aiutarci perché non l’ha mai fatto. E, invece, non coinvolge in modo convincente le Regioni e i Comuni, ma usa i pretetti per imporre ai sindaci l’accoglienza. E soprattutto: si è fatto cogliere impreparato, quando bastava copiare quel che feci io…».