Marò, la faccia tosta dell’India: Girone a Delhi sta benissimo

I marò “non sono ancora stati incriminati di alcun reato” dalla giustizia indiana, ma l’India dimostra di “disprezzare il giusto processo” ritenendoli già colpevoli, con “un atteggiamento che esemplifica al meglio l’impasse in cui oggi ci troviamo”. Così l’ambasciatore Francesco Azzarello nell’aula del Tribunale del mare di Amburgo, dove è iniziato il processo avviato dall’Italia. Girone è “ostaggio” dell’India, mentre la salute di Latorre è “a rischio, se fosse costretto a tornarvi”. La richiesta avanzata dall’Italia è dunque di far rientrare Girone e di far proseguire a Latorre in Italia il suo percorso di recupero.  Nel documento presentato ad Amburgo si dice inoltre che  Delhi “viola i diritti fondamentali” dei marò e dell’Italia, che rivendica la sua giurisdizione sul caso.

Marò, la replica dell’India

“Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo”, replica l’India, osservando che Girone a Delhi “gode di una vita confortevole” e che “la salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi” consentendogli di tornare a Delhi. La decisione dell’Itlos (Il tribunale internazionale del diritto del mare) sulle richieste italiane è attesa entro due-tre settimane, e comunque non prima del 24 agosto. L’Itlos dovrà decidere se ha la giurisdizione sul caso, se le richieste italiane sono ammissibili, se esistono motivi di “urgenza” o il rischio di “danno grave e irreparabile” tali da dover decidere sulle misure cautelari prima che venga costituito il tribunale arbitrale. Le decisioni dell’Itlos sono vincolanti per gli Stati Parte (Italia e India lo sono entrambe) e non appellabili.