Marina Militare, è morto l’ultimo eroe dell’impresa di Alessandria

Marina Militare in lutto, è scomparso a Torre del Lago dove viveva, all’età di 103 anni, Emilio Bianchi, medaglia d’oro al valor militare, ultimo incursore superstite dell’eroica impresa d’Alessandria dell’allora Regia marina italiana: era tra i sei marinai del sommergibile Scirè, comandato da Valerio Borghese, che 74 anni fa, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, a bordo, o meglio a cavalcioni, di tre siluri “maiali” provocarono l’affondamento delle corrazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth e danneggiarono una petroliera. Bianchi, capo palombaro, insieme al tenente di vascello Durand De La Penne, faceva parte dell’equipaggio che aveva avuto come bersaglio la Valiant.

La storia che inorgoglisce la Marina Militare

Insieme al suo compagno fu scoperto, ma dopo che era state piazzate le cariche, fatto prigioniero e messo poi in un campo di concentramento. Bianchi 11 anni fa, a 92 anni, aveva anche partecipato al varo, a La Spezia, del nuovo sommergibile Scirè della Marina militare: madrina era stata la figlia Elisabetta. Un’occasione per ricordare ancora l’impresa per cui aveva ricevuto la medaglia d’oro al valor militare, compresa la sua emersione, poco prima, del suo partner nella missione. «Quando venne su gli dissi – aveva raccontato – ce l’hai fatta a tirare le spolette? ». Una narrazione proseguita con i particolari della cattura da parte degli inglesi: «la pistola sul tavolo nell’ufficio dei militari britannici che li interrogarono; gli ordini impartiti dai comandanti di non parlare» e poi ancora «come una grande scossa di terremoto» quando una delle navi si appoggiò sul fondale.

La Marina Militare ha recentemente ricordato il 73.esimo anniversario dell’impresa di Alessandria, «episodio della Seconda Guerra mondiale che ha dato lustro all’Italia e agli uomini che la servirono». Si trattò di una delle azioni più straordinarie, a danno della Royal Navy, della Regia Marina durante l’ultimo conflitto mondiale. Un’impresa realizzata con un’arma segreta – il siluro a lenta corsa (S.L.C.), più conosciuto come “maiale” – e grazie al coraggio e all’audacia degli equipaggi che lo pilotavano. Piccoli mezzi e “grandi” uomini che si addestrarono nel più assoluto segreto a Bocca di Serchio, nel pisano. Una preparazione molto dura, con immersioni di notte, senza ausili luminosi, e un’unica certezza: l’intesa perfetta con il proprio compagno d’equipaggio.