“Mamma acido” non smette più di parlare. Per favore, spegnete i riflettori

Per favore spegnete i riflettori su Martina Levato. La telenovela della donna, condannata a 14 anni di carcere per l’aggressione dell’acido al suo ex fidanzato, continua a tenere banco in maniera vergognosa e inaccettabile. Lei parla e ogni sua parola finisce subito sotto l’attenzione dei media. Come quelle che ha pronunciato al suo legale, l’avvocato Daniele Barelli: «Voglio avere la possibilità di essere madre, ci tengo molto a mio figlio e vorrei poter stare con lui il più possibile». Lei per il momento,  potrà rivedere il suo bambino, collocato provvisoriamente dal Tribunale per i minorenni in una casa famiglia, in una stanza del carcere per circa un’ora e alla presenza di un educatore, di un assistente sociale e di uno psicologo. «È molto provata per quello che è accaduto in questi giorni, sono state emozioni forti quelle che ha vissuto con i dolori del distacco compresi – ha spiegato il suo avvocato, che assiste la ragazza assieme ai legali Laura Cossar e Stefano De Cesare – ma è molto determinata ad avere anche lei la possibilità di essere madre».

Mamma acido, l’appello delle assistenti sociali: tutelare il bambino

Intanto il Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali è sceso in campo in difesa del piccolo: «Per il bene di Achille si spengano immediatamente tutte le luci mediatiche che hanno illuminato questi suoi primi giorni di vita: dalla sua nascita, morbosamente data in pasto all’opinione pubblica, fino ai giorni immediatamente successivi e la cui eco sembra non volersi spegnere». Il Consiglio nazionale ha osservato che «nessuno ha riflettuto sul gravissimo danno che è stato fatto a questo bambino rendendo noto con scandalosa negligenza il suo vero nome. Nessuno lo ha protetto dalla mediatica bramosia interventista ed esibizionista che si è spinta fino a usare i mezzi di comunicazione come strumento di pressione su soggetti istituzionali chiamati a gestire una vicenda intricata e complessa. Serve uno stop immediato, indispensabile più che mai nella attuale fase in cui figure specialistiche sono chiamate a valutare il contesto sociale entro cui dovrà e potrà svilupparsi la vita futura di questo bambino». La relazione che i servizi sociali presenteranno al Tribunale per i Minorenni, ha proseguito il Consiglio nazionale, «sarà il frutto di osservazioni, analisi e approfondimenti basati su protocolli operativi collegati ad evidenze scientifiche: le relative conclusioni mireranno in primo luogo a tutelare l’interesse del minorenne come persona. Il rischio concreto è che sia marchiato per sempre dalla vicenda che ha visto coinvolti i suoi genitori e che ciò stravolga la sua vita futura. Sono questi i motivi che ci inducono a invitare tutti a un salutare silenzio stampa».