Libia, le forze italiane sono pronte ma il via libera dal governo non arriva

La massa di migranti che preme su tutta l’Europa, non solo più sull’Italia, massa dovuta allo sconsiderato intervento unilaterale della Francia contro la Libia di Gheddafi, sta facendo “svegliare” l’Europa: la Nato ha detto, anche se non in modo chiaro, che forse qualcosa potrebbe muoversi, ma non si capisce come e quando. In Italia il governo finge di non capire il problema, mentre solo le opposizioni dimostrano di avere le idee chiarissime su come risolvere il problema libico. Poche ore fa il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si è espressa più che chiaramente: «Il ministro degli Esteri Gentiloni torna a parlare della necessità di un intervento militare in Libia, ma è assurdo che il governo Renzi-Alfano resti immobile e condizioni questa possibilità all’accordo tra tutte le parti in campo. Ben venga un governo di unità nazionale in Libia, ma se qualche fazione continuerà ad opporsi, l’Italia e l’Europa non devono perdere altro tempo e intervenire subito al fianco di chi vuole riportare la Libia alla normalità», ha detto la Meloni. «Perché – spiega- non possiamo restare immobili di fronte all’avanzata dei tagliagole dell’Isis, all’esodo incontrollato di immigrati e profughi verso l’Italia e alle continue morti nel Mediterraneo. Per fronteggiare questa emergenza, è necessario fare quello che Fratelli d’Italia sostiene fin dall’inizio: una missione militare europea per spazzare via i terroristi dal Nord Africa, aiutare il governo legittimo a riprendere il controllo delle coste e dei porti, fermare le carrette della morte e aprire direttamente sul posto i centri d’accoglienza per i richiedenti asilo». Ancora più duro il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Siamo davvero alla farsa. La cosiddetta coalizione anti Isis di cui fanno parte i principali Paesi dell’Occidente, compresa l’Italia, ha emesso un comunicato di condanna per le violenze degli estremisti islamici in Libia. L’Isis massacra in Siria e nella Sirte e l’Occidente fa comunicati stampa. Sono dei governi fatti da pusillanimi cialtroni». Gasparri prosegue: «È incredibile emettere comunicati mentre si attuano stragi e si minaccia la sicurezza dei nostri territori e popoli. Bisogna intervenire militarmente. Questa storia del comunicato – sottolinea – è veramente un atto turpe e vergognoso. Il ministro Gentiloni fa parte di una congrega di pagliacci, non di una coalizione internazionale».

Se vi fosse l’intervento in Libia, la guida sarebbe italiana

E l’Italia, obtorto collo, è costretta a preparare i suoi militari, che peraltro hanno dato grandissima prova di professionalità e abnegazione in tutti i i teatri internazionali in cui hanno operato, pagando anche un altissimo contributo di sangue. Tranne qualche operazione coperta di forze speciali per difendere obiettivi italiani strategici, le nostre forze armate non sono finora intervenute in Libia. I vetrici militari continuano ad aggiornare i piani, ma il via libera dal governo non viene mai. Se le Nazioni Unite decidessero prima o poi di intervenire nella nostra ex colonia, probabilmente – ma non è detto – la guida sarebbe italiana. Le nostre forze di eccellenza, ossia i parà della Folgore, gli specialisti del Col Moschin, gli incursori del Comsubin, i bersaglieri della Garibaldi, potrebbero avere ragione in pochi giorni dei terroristi dell’Isis e riportare l’ordine in Libia. L’Italia, secondo questi piano, potrebbe mettere in teatro circa novemila soldati. Il Corriere della Sera ricorda in un articolo che per “pacificare” il Kosovo, dopo il conflitto, l’Occidente mise in campo circa 50mila uomini. Secondo i vertici militari europei, comunque, l’invasione dovrebbe essere preceduta da un accurato lavoro di intelligence, cosa che non fu fatta ad esempio in Iraq, i cui risultati disastrosi si riverberano ancora oggi. L’intervento di terra, che peraltro in Jugoslavia non ci fu, ma i libici non sono i serbi, dovrebbe esser preceduto da una imponente bonifica da parte delle forze aeree, e questo potrebbero farlo gli americani. Il territorio libico è ben diverso da quello dei Balcani, e l’intervento presenterebbe senza dubbio meno difficoltà. Le navi da guerra europee potrebbero stazionare di fronte alle coste, fungendo da base logistica per i velivoli che andrebbero e tornerebbero dal territorio. Finirebbero in brevissimo tempo le atrocità dell’Isis contro la popolazione, cesserebbe l’afflusso di migranti, e soprattutto si lancerebbe un segnale al Califfato nelle altre zone calde. Che aspettiamo?