La Roma di Marino è come l’Italia di Renzi: disperata e ferma al capolinea

Accade a Roma. Accade in quest’agosto infuocato. L’esasperazione. E il caldo. E la stanchezza. E all’improvviso eccolo il gesto che non t’aspetti: l’uomo in ginocchio davanti al Bus fermo. Indica furente l’orologio. E impreca: più di un’ora d’attesa. Ecco è questo che accade nella Capitale d’Italia. La Roma del sempre ilare Ignazio Marino: uno capace di dire tutto e il suo contrario con la leggerezza dell’irresponsabilità.  Quello che giurava di non aver mai conosciuto né parlato con Buzzi, il boss della Cooperativa rossa  29 giugno: alla quale il Sindaco smemorato aveva addirittura promesso di elargire il suo primo stipendio. Ovvio che Roma ne risenta. Ovvio che Roma annaspi. Sempre più sporca, sempre più insicura, sempre più caotica e con i mezzi pubblici da terzo mondo (senza offesa!). Non è certo colpa del solleone: scandali e mazzette hanno squagliato la credibilità di una classe politica evanescente oltre che incapace. E perciò non resta che il gesto estremo. Gesto tanto spontaneo quanto rivelatore. Gesto immortalato dal telefonino. Gesto che è più di un’accusa. È il segno che la misura è colma, che così non si può più vivere. È l’urlo disperato di chi paga il biglietto o ha l’abbonamento in tasca: non certo delle migliaia di “portoghesi”, profittatori o mariuoli che se ne fregano della qualità delle vetture Atac e della loro puntualità. Perchè ormai, lottizzata e svilita l’azienda tranviaria capitolina può regalare ai romani solo un’unica certezza: l’attesa. Il dramma della Capitale è tutto qui. Ed a ben guardare è il dramma dell’Italia intera. Quell’uomo in ginocchio è infatti l’Italia. L’Italia che soffre e aspetta, che impreca contro una amministrazione che vede ormai come nemica. È  il paradigma della fuffa elargita a piene mani, delle cazzate dispensate via etere, degli impegni sottoscritti e mai onorati: l’Italia di Renzi è come la Roma di Marino. Ferma. Al Capolinea.