Inneggiavano alla Jihad. Espulsi dall’Italia marito e moglie albanesi

Militanti della Jihad nella verde Umbria, moglie e marito albanesi agivano indisturbati come come “missionari” del Califfato alla ricerca di nuovi adepti. La coppia, residente in provincia di Perugia, è stata espulsa dal territorio nazionale in esecuzione di un provvedimento di prevenzione in materia di terrorismo disposto dal ministro dell’Interno Alfano. Dalle indagini della sezione anti-terrorismo della Digos è infatti emersa la loro vicinanza a posizione jihadiste per le quali «facevano attività di proselitismo».

Militanti della Jihad

I due, con regolare permesso di soggiorno e dunque apparentemente insospettabili, sono stati rintracciati nella loro abitazione e quindi condotti alla frontiera dopo la convalida del provvedimento disposta dal giudice di pace. Entrambi i fanatici della Jihad erano da tempo monitorati dal personale della questura di Perugia.  L’espulsione della coppia albanese è solo l’ultimo episodio di una serie di provvedimenti che hanno colpito alcune cellule della Jihad sul nostro territorio. Lo scorso luglio un’imponente operazione della polizia di Stato contro il terrorismo internazionale (denominata “Martese!”) aveva portato a molti arresti e perquisizioni nelle province di Milano, Bergamo, Grosseto e in una città dell’Albania.

Un anno di indagini

«Erano su posizioni radicali e avevano abbracciato l’ideologia jihadista con fini di indottrinamento e proselitismo», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci che ha espresso «apprezzamento e soddisfazione» per il lavoro della questura di Perugia che da molti mesi si occupava del caso. «Dopo un anno di indagini – ha spiegato il sottosegretario – sono state acquisite informazioni che hanno portato al provvedimento di espulsione per la coppia che era in regola con il permesso di soggiorno. Un’attività, quella degli investigatori, condotta con grande professionalità e riservatezza. Dimostra che lo Stato opera non solo per il contrasto dei fenomeni criminali ma investe molte risorse per la prevenzione. Bisogna esserne orgogliosi».