C’è una “scuola di ladri” per rom a Venezia. I “migliori” vengono a Roma

Quando si tratta dei rom, chissà come mai, a certe notizie viene dato poco risalto, durano lo spazio di un giorno e poi sfumano. In realtà, prendere atto che a Venezia sarebbe stato istituito un vero e proprio corso di formazione per insegnare ai giovani rom le principali tecniche di furto  per affinarne le abilità, e che poi i “migliori” del corso vengono a Roma a mettere in pratica l’arte del ladrocinio, è una di quelle informazioni che dovrebbero tenere alto il livello di guardia e di monitoraggio dei media e di tanti altri soggetti. Per questo non è inutile rinfrescare la memoria. Secondo quanto riportato dal quotidiano veneto “Il Gazzettino”, a Roma esiste il cosiddetto “villaggio della solidarietà” di Castel Romano, lungo la via Pontina. Ospita circa mille rom, dei quali circa 520 sono minori in età scolare. Come sappiamo, il Comune di Roma (cioè noi) paga dei soldi per la loro frequenza scolastica, ma non risulta che nessuno di loro si danni l’anima sui libri (solo 3 risultano iscritti ad una scuola superiore, secondo l’indagine del Gazzettino). Vanno purtroppo a un’altra “scuola di perfezionamento”, quella dei ladri, di cui Venezia detiene la leadership. A Castel Romano fanno una vera e propria selezione dei migliori usciti dal tirocinio.

I rom a Venezia “studiano”…

Insomma, quella di rapinare e borseggiare e rubare negli appartamenti è diventata una materia “scolastica”. I ragazzini, tra i 12 e i 14 anni, sono abilissimi nel borseggio e le prove si trovano nei cestini dei rifiuti di mezza Venezia e ancor di più in quelli del parco del Piraghetto, spesso pieni di portafogli. Vuoti. A Venezia si tratta di una era e propria piaga, èare che le ragazzine siano le più brave, capaci di portare a casa tremila euro in un giorno. «Perché a Mestre e Venezia non ci sono solo i rom che vivono di accattonaggio – riporta il Gazzettino – e che al massimo incassano 30 euro a testa al giorno restando in giro dalla sera alla mattina, ma ci sono anche famiglie che si danno da fare con la prostituzione, anche maschile, e con i borseggi». Il quotidiano veneto aveva interpellato un esperto, Claudio Donadel, che, dopo aver studiato il fenomeno della tratta di prostitute e prostituti e aver portato a Venezia il telefono nazionale antitratta, adesso sta studiando le grandi migrazioni dei rom in Europa «I capi delle varie famiglie sono in contatto, ma qui fanno finta di non conoscersi. Il racket non c’è, semmai è un racket familistico», spiega. «Attenzione. Non sono migranti, sono “trasfertisti”, gente che viaggia per il mondo in cerca di “lavoro”, che sia chiedere la carità o borseggiare i turisti a Venezia».

Manager del furto sull’asse Venezia-Roma

«I loro capifamiglia sono dei manager. Specialisti ognuno nel suo campo, capaci di muovere decine di persone da un posto all’altro, sempre badando al business. I soldi finiscono in Romania, nei villaggi che la caduta del muro di Berlino ha svuotato e che contenevano 10 milioni di nomadi costretti a diventare stanziali dal regime comunista. Adesso sono in giro per l’Europa ed è sbagliato pensare che siano qui per motivi diversi dal “lavoro”». Un quadro che definire allarmate è dire poco. Ecco spiegato perché non chiedono aiuto, perché non vogliono inserirsi, perché non ha senso offrire loro servizi aggiuntivi. Per loro l’Europa è una gallina dalle uova d’oro e Venezia e Roma  dei bankomat sicuri, quelle che fanno “fatturare”  più di tutte.