In sala operatoria con lo smartphone: è allarme per gli “allegri chirurghi”

«Operare o twittare? Bisogna saper scegliere»: il quotidiano francese Le Parisien ha dedicato un ampio articolo all’ultimo studio dell’associazione Medscape France, secondo cui lo smartphone è ormai «onnipresente in sala operatoria e non sempre per motivi professionali…». Dagli anestesisti che inviano messaggini sorvegliando con la coda dell’occhio un parto peridurale, «fino alle infermiere che giocano a Candy Crush in sala operatoria o agli stessi medici chirurghi che rispondono alle chiamate di moglie e figli prima di afferrare il bisturi…». Se in passato venivano considerate come dei santuari, stanze silenziose e ritmate solo dai bip regolari dei macchinari, oggi le sale operatorie sono piene di «vibrazioni, suonerie, jingle di giochi on-line», scrive Le Parisien, aggiungendo che fino ad ora sono stati soprattutto gli Usa ad allarmarsi per tale fenomeno. Ma anche in Francia cominciano a farsi sentire le prime voci contrarie e c’è chi chiede di adottare un codice di condotta. In Texas, una paziente di 61 anni sotto i ferri per un problema cardiaco è morta perché l’anestesista era persa nella consultazione delle mail. Un altro paziente è rimasto parzialmente paralizzato dopo un intervento chirurgico perché il suo medico ha fatto almeno dieci telefonate personali durante l’intervento. Per non parlare di quella paziente giordana che si è sentita un telefono portatile vibrare nell’addome dopo un parto cesareo.

Con lo smartphone per fotografare il paziente morto

In Italia di casi eclatanti dove è emerso l’uso dello smartphone ha riguardato il caso della cosiddetta infermiera killer dell’ospedale “Umberto I” di Lugo. In un caso l’ infermiera Daniela Poggiali, accusata di avere procurato la morte di alcuni pazienti, si era fatta  fotografare con il proprio cellulare sorridente a fianco di una paziente appena deceduta. Per i due scatti con la defunta, che erano stati condivisi tra le due infermiere tramite Whattsapp, le due donne sono finite sotto processo per vilipendio di cadavere.