Immigrati, dati alla mano: oltre il 50% dei clandestini sparisce nel nulla

La notizia viene sparata così, come titolo di apertura della prima pagina: «Clandestini, nel 2015 rimpatriato uno su due». Poi, certo, basta leggere l’occhiello per scoprire che ci sono stati «in sette mesi 8497 respinti, ma altri 9571 spariscono». Per l’analisi offerta da La Stampa, però, il dato di quelli che sfuggono ai controlli non sembra così importante, tanto che nella pagina interna scompare dalla titolazione per lasciare spazio solo all’esaltazione dell’efficienza italiana. Il dato delle migliaia che sbarcano ogni settimana, poi, risulta totalmente non pervenuto al ragionamento.

Un gioco delle tre carte

Nell’articolo, firmato da Guido Ruotolo, si legge che «non è vero che il nostro Paese è solo una “groviera” che accoglie flussi incontrollati di migranti e consente loro di varcare le frontiere per raggiungere i Paesi europei del Nord o del centro». Secondo l’analisi, ci sarebbe «anche coerenza nel ridurre la presenza degli irregolari che non hanno il diritto di vivere in Italia». E a dimostrarlo ci sarebbero proprio quelle 8497 espulsioni, aggiornate al 31 luglio, «su un totale di 18.068» irregolari. Peccato che, a fronte di questo, vi siano 9571 clandestini «il cui provvedimento amministrativo di espulsione non è stato eseguito perché irrintracciabili». Soprattutto, però, quello che maggiormente sorprende è la totale esclusione dal ragionamento dei numeri degli sbarchi. Basta aver vissuto sul pianeta terra negli ultimi anni per capire subito che i 18.068 su cui si basano i conteggi sono il frutto di un gioco delle tre carte basato su distinzioni burocratiche e su una mistificazione lessicale. Lo stesso Ruotolo, del resto, benché in un piccolo inciso del pezzo, non può fare a meno di ricordare che «in queste ore abbiamo superato la soglia dei 100mila arrivi».

Tutti «rifugiati» o «profughi»

Come si fa dunque a parlare di 8497 irregolari rimpatriati, rivendicando che sono «uno su due»? Un problema, si diceva di burocrazia e lessico. Prima di tutto i numeri si riferiscono solo ai permessi di soggiorno. Poi, qualcuno ricorda l’ultima volta che gli immigrati arrivati con i barconi sono stati chiamati da qualche fonte ufficiale «clandestini» o «irregolari»? A incidere su questo aspetto non è stata solo la legge che ha abolito il reato di clandestinità, ma una sapiente operazione lessicale che ha trasformato tutti gli immigrati che mettono piede su un barcone in «rifugiati» o «profughi» ovvero, come ricorda un glossario presentato dalla stessa Stampa o «persone fuggite o espulse dal proprio Paese a causa di discriminazioni politiche, religiose, razziali e che trovano ospitalità in un Paese straniero» o «persone in fuga da guerre e persecuzioni». Per poter attribuire una delle due definizioni, però, dovrebbe essere possibile ricostruire le storie di queste persone. Invece, quando sbarcano spesso è impossibile risalire con certezza perfino alla provenienza o all’identità. Ma poco importa, l’importante è poter sostenere che «l’Italia non è una “groviera”» e per farlo bisogna affrancarsi dalla scomoda definizione di clandestino ovvero, come si legge ancora nel glossario de La Stampa, «migrante che entra illegalmente in un Paese straniero».