Immigrati, ora Alfano se la prende con Cameron: Schengen non si tocca

Alfano sfida Londra. In cerca di autorevolezza in materia di immigrazione, controlli e quote, il ministro dell’Interno attacca le iniziative del governo britannico invece che mostrare il pugno di ferro con l’Europa. «Il trattato di Schengen non si tocca perché è una conquista di libertà», dice Alfano in un’ampia intervista al Corriere della Sera commentando la chiusura del governo Cameron agli immigrati dell’Ue senza lavoro. Una decisione forte che conferma la politica britannica in materia di immigrazione: porte chiuse per chi non ha già un occupazione. Una scelta che l’inquilino del Viminale giudica sbagliata. Se si ritiene che per vincere la paura – questo il ragionamento – bisogna diminuire la libertà, ci troveremo tra qualche anno con paure peggiori avendo compresso la libertà di circolazione

 

Alfano difende Schengen

Alfano plaude invece alla convocazione di un vertice Ue straordinario sull’immigrazione, «purtroppo – dice – ci sono voluti centinaia di morti non solo nel Mediterraneo, ma anche sulla rotta balcanica e dentro i Tir». Ora – ha aggiunto Alfano – «si comprende  che l’Italia è soltanto luogo di transito, il vero approdo sono i Paesi del Nord. Ma le resistenze non sono state soltanto dei tedeschi, anzi». E rivela che durante il vertice di luglio anche Francia e Germania hanno fatto la loro parte nel rifiutare la spartizione dell’accoglienza, «mentre altri Stati appena entrati nell’Unione hanno creato tanti problemi». Alfano rivendica il suo operato in sintonia con il premier. «La priorità dell’asilo europeo indicata dal premier Renzi è la strada giusta, se c’è cittadinanza europea e libera circolazione ci deve essere il diritto di asilo europeo che non si regala a nessuno che non lo meriti. L’obiettivo è quello di impedire ai profughi di scegliersi il Paese dove andare». Di fronte alle previsioni di nuovi massicci arrivi di immigrati, la ricetta del ministro Alfano è l’ulteriore finanziamento dei progetti. «Ho appena firmato un bando per altri diecimila posti nel sistema Sprar: vuole dire che finanzieremo i progetti di accoglienza dei Comuni per il 95 per cento dei costi».