Il vescovo “rosso” istiga i No Tav: «Davide taglierà la testa a Golia»

Di preti e vescovi “rossi” – Dio, Falce e Martello – è piena la Chiesa. Dopo le polemiche per le frasi del numero due della Cei monsignor Galantino sugli immigrati e la sua polemica contro Salvini, scoppia un altro caso. Ad accendere la miccia questa volta è il vescovo Giovanni Ricchiuti, che si spinge fino al punto di istigare i No Tav: «Ne sono certo: qui nella Valle Susa che resiste, Davide taglierà ancora la testa a Golia».  Una frase biblica forte e ad effetto – come riporta Libero – che il vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia ha pronunciato a Venaus in Val di Susa, durante un incontro ferragostano organizzato dal collettivo giovanile di Pax Christi.

No Tav, Ricchiuti nega violenze e sabotaggi

Violenze, attentati, atti di intimidazione, guerriglie e sabotaggi? Scontri con la polizia? Per Ricchiuti, contrario da sempre alla Tav, sono frutto solo dell’immaginazione dei media. «Dai cristiani  della Val di Susa – ha detto –  abbiamo imparato in questi giorni non solo a riconoscere le bellezze del creato, ma soprattutto ad alzare la voce per difendere questo dono di Dio dalle opere inutili e dannose come la Tav. Stando con loro non abbiamo certo visto quei violenti montanari egoisti che i media ci dipingono per convincerci  che non si potrebbe più rinunciare alla Tav. Al contrario, abbiamo capito che tutti dovremmo assumerci l’impegno di denunciare questo scempio. E ciò, come afferma il Papa in primo piano, non è disturbo da sognatori romantici né ostacolo da eludere». Un’invettiva contro l’alta velocità che è stata subito ripresa e diffusa dai vari gruppi satelliti dei No Tav, quali Presidio Europa e anche dal gruppo Cattolici per la vita della Valle, un sodalizio quest’ultimo di credenti vicini al movimento pseudo-pacifista e schierati contro l’alta velocità. Quest’ultimo gruppo si rifà all’enciclica Laudato sì del Papa e rivendica il ruolo di avanguardia nella costruzione di «una nuova chiesa». Forti di questa convinzione i Cattolici per la vita della Valle avevano lanciato un appello a papa Bergoglio, in occasione della sua visita a Torino, ad essere ricevuti.  Ma il loro appello non era stato accolto.