Il degrado di Roma: sotto il balcone di Mussolini le transenne con i panni stesi

Altro che balcone di palazzo Venezia, ora la piazza “fatale” diventa uno stenditoio. Tra le varie istantanee del degrado in cui versa Roma,  segnalate dal sito del Corriere della Sera, spiccano i panni stesi sulle transenne collocate sotto il celebre balcone. Come siamo caduti in basso… magliette colorate un po’ lise a cavalcioni delle impalcature lignee: che idea si stanno facendo le frotte di turisti che transitano proprio nei pressi, luogo obbligato per raggiungere le più belle location della Capitale? Penseranno che qui da noi dei luoghi storici che, piaccia o no, sono impressi nell’immaginario collettivo non ce ne importi un fico secco. Non tanto ai romani, che invece continuano a segnalare situazioni di degrado, quanto agli amministratori infausti di questa città che assistono senza reagire all’appropriazioni delle più svariate aree della città per uso personale, privato: vuoi bagni nelle fontane per il caldo, vuoi parchi e strade usati come latrine o teatri di performance sessuali, infine, aree di interesse storico come una lavanderia.

Del resto gli indizi di un’incuria dilagante c’erano da tempo. Sono state tante le segnalazioni di gliacigli di fortuna, cartoni e sporcizia in alcuni portoni della piazza, gente che  indisturbata fa pipì nella grande aiuola adiacente l’Altare della Patria, il tutto vicinissimo al Campidoglio da dove la Giunta Marino assiste inerme, incapace di azioni di contrasto di una qualche efficacia. Niente, nessuna reazione. E mentre tutto questo continua ad accadere senza che nessuno dica niente, viene da pensare con rabbia a cosa succederebbe in un’altra capitale se si presentassero scene simili. Ve l’immaginate stendini  sulla Piazza Rossa? Cosa accadrebbe? Probabilmente nulla, non fosse altro perché a nessuno verrebbe in mente di stendere panni in una delle piazze più prestigiose di qualsivoglia città. A Roma, di questi tempi, invece può accadere.

E pensare che era stato un uomo di sinistra a “sdoganare ” il balcone del Duce, quello fatidico, quello delle decisioni irrevocabili. Non un nostalgico o un ultràs della destra dura e pura ma un Walter Veltroni che nel marzo del 2013 in un’inedita versione di storico liberale aveva detto che «i luoghi del fascismo non devono essere più un tabù», lasciando di stucco i suoi amici. «Il balcone di Piazza Venezia era occultato da un paravento nero. Ma che senso ha? Rimuovere i simboli degli errori è il modo migliore per ripeterli», aveva detto l’ex sindaco di Roma, parlando di una «fragilità italiana», che è la fatica di fare i conti col passato. I conti, purtroppo, non li sappiamo fare neanche con il presente. Aveva poi aggiunto che «quel balcone, che era esclusiva del tiranno, deve diventare il balcone di tutti, il balcone della democrazia». Ecco, forse, è stato preso un po’ troppo in parola. Il balcone della democrazia non significa necessariamente prenderlo come una depandance di casa propria…