Il Capitano Ultimo non ci sta: sono militare, obbedisco ma non condivido

«Come soldati, come carabinieri, dobbiamo eseguire gli ordini anche quando a volte non si capiscono e non si condividono». Il colonnello Sergio De Caprio – il Capitano Ultimo che nel 1993 arrestò Totò Riina – commenta così, all’Ansa, la decisione del Comando generale dell’Arma di revocargli i compiti operativi di vicecomandante del Noe, il reparto specializzato che si occupa di contrastare i reati ambientali. Con una decisione del comandante generale Tullio Del Sette – come riporta il quotidiano Il Fatto ed è confermato in ambienti dell’Arma – il comando delle operazioni del Noe è stato di fatto frazionato nell’ambito di una riorganizzazione complessiva dei reparti e al vicecomandante, cioè il colonnello De Caprio, sono state tolte le funzioni di polizia giudiziaria, e quindi i poteri operativi. De Caprio – che in questi anni al Comando carabinieri per la Tutela dell’Ambiente ha condotto molte indagini delicate, da Finmeccanica agli appalti per il dopo terremoto all’Aquila – resta comunque nell’incarico, con lo stesso grado.

Il capitano Ultimo non digerisce la rimozione e scrive ai suoi

Una decisione che Ultimo – una vita professionale caratterizzata da rapporti turbolenti con i vertici della Benemerita – non ha digerito: «In un momento in cui il Parlamento inasprisce i reati ambientali vengono tolti i poteri operativi al vicecomandante del Noe», si sarebbe confidato con i suoi uomini. E a tutti i Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente De Caprio ha scritto una lettera di commiato, rendendo loro “onore” e ringraziandoli per come hanno «lottato contro una criminalità complessa, contro le lobby e i poteri forti che la sostengono. Da Ultimo – si legge nella lettera – vi saluto nella certezza che senza mai abbassare la testa, senza mai abbassare lo sguardo e senza mai chiedere nulla per voi stessi, continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che la sostengono e contro quei servi sciocchi che, abusando delle attribuzioni che gli sono state conferite, prevaricano e calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere». La carriera del colonnello De Caprio – un ufficiale sui generis, con pochi peli sulla lingua, fondatore a Roma di una casa-famiglia che ospita bambini di famiglie disagiate – è caratterizzata dagli scontri con le alte sfere dell’Arma, fin dal 2000 quando venne di fatto trasferito al Noe dal Ros, dove aveva creato il Crimor, l’Unità militare combattente. Coinvolto nell’inchiesta sulla vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina, ne è stato prosciolto, ma la sua polemica con diversi esponenti dell’antimafia, a vari livelli, da quello giudiziario a quello giornalistico, è sempre stata molto accesa. Nel frattempo, da vicecomandante del Noe, a Ultimo sono state assegnate alcune delle inchieste che hanno fatto più rumore negli ultimi tempi: quella che portò all’arresto dei vertici di Finmeccanica, la vicenda P4, quella recente sulla Cpl Concordia e molte altre. Indagini che ora passano di mano.