I titoli della consigliera Rai, Borioni? Era nella tv di D’Alema con la Madia (VIDEO)

Galeotte furono le domande del giornalista de Il Messaggero sulla tv e su Sky alla nuova consigliera Rai, Rita Borioni. Si dice competente di tv, ma poi non sa rispondere a domande a cui saprebbe rispondere uno studente al primo anno di scienze della comunicazione. «Sky?». «Sì, quella televisione che si chiama così» «Io non ce l’ho Sky. Ogni tanto mi capita. Per esempio a casa di mio fratello. Comunque ora che sono consigliera Rai l’abbonamento lo farò». E il digitale terrestre lo sa che cos’è? «Io mi occupo di cultura». Questa sarebbe la Rai renziana, fatta di professionisti competenti. I titoli della Borioni (una laurea in storia dell’Arte e una sfilza di incarichi ottenuti attraverso il Partito democratico) sono principalmente il fatto di essere una fedelissima di Matteo Orfini, c’è chi dice addirittura la sua segretaria. «Tutte bugie», ha replicato stizzita la Borioni che vanta addirittura un passato di “conduttrice” e “autrice” tv. In un programma di Red Tv, la tv (finita miseramente) che faceva riferimento alla fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema. Poca roba, insomma, il che ha scatenato le critiche di chi questo Cda lo vede come il trionfo della partitocrazia e del manuale Cencelli. Dal canto suo, la Borioni insiste sostenendo di avere titoli e meriti con un prolisso e poco convincente intervento sull’Huffington Post.  Un intervento che si può sintetizzare nel concetto che “non serve conoscere la tv, Sky e il digitale terrestre, per stare nel Cda Rai”. E di questo ce n’eravamo già accorti da tempo.

Non solo Borioni: per Rampelli la Rai è preda di Renzi

Un trionfo dell’inciucio Berlusconi-Renzi, attacca Fratelli d’Italia, coronato dall’elezione di Monica Maggioni alla presidenza della Rai. «Sancisce il ritorno del patto del Nazareno – attacca Fabio Rampelli– un accordo fatto nelle segrete stanze senza trasparenza e ignorando il bene di cittadini e utenti. Ci voleva un presidente di garanzia di alto profilo che fosse espressione dell’area culturale delle opposizioni, che bilanciasse un Direttore generale scelto dal governo e un Cda fortemente sbilanciato a sinistra. Renzi non è uno statista, è solo un famelico intercettore di poltrone per sé e i propri amici. E la signora Maggioni avrebbe potuto sottrarsi a questo gioco, dimostrandosi una donna libera e smarcandosi dalla morsa del Pd. Ma chi aderisce alla consorteria mondiale di Bildenberg – conclude il capogruppo di Fratelli d’Italia, membro della commissione di Vigilanza Rai  – non sa evidentemente cosa siano i valori di libertà e indipendenza. I poteri forti ringraziano ancora questo governo di servi».