I cento anni di Ingrid Bergman, la diva che sedusse Hollywood

Ingrid Bergman, una donna, un mito intramontabile. Stupisce pensare che proprio in queste ore la svedese che sedusse con classe e raffinatezza Hollywood; che ha regalato alla storia del Cinema insuperati personaggi, avrebbe compiuto il secolo di vita. Nell’immaginario collettivo, infatti, per tutti è e resterà sempre la bellissima Ilsa di Casablanca, immortalata in quel primo piano struggente nel suo elegante profilo, con lo sguardo sognante rivolto ad Humphrey Bogart a cui sta dicendo addio nella scena conclusiva del film.

Ingrid Bergman, un mito lungo un secolo

Il 29 agosto, dunque, Ingrid Bergman avrebbe festeggiato i 100 anni di una vita talmente intensa che solo la recrudescenza di un cancro al seno interruppe nel 1982, proprio il giorno del suo compleanno. Un fascino e un carisma, i suoi, che neppure la malattia che l’avrebbe uccisa ha potuto intaccare anche solo minimamente. Una bellezza algida e al tempo stesso incredibilmente intrisa di passionalità, quella della Bergman, che ha sempre esulato, e di molto, dal prototipo biondo e maggiorato delle dive belle e svampite, o prorompenti e volitive, a lei contemporanee, e che ha contribuito dalla sua prima apparizione a creare la sua icona di diva; il suo tipo “unico” di femminilità. Un’immagine e una fisicità, ora austera, ora appassionate, la sua, che la Bergman ha saputo declinare al noir e alla commedia romantica, che l’attrice ha nobilitato nel thriller hitchicockiano – celebre Notorius con la lunghissima scena del bacio tra Ingrid Bergman e Cary Grant a un passo dall’essere scoperti a spiare dal marito, il cattivo da copione Victor Laszlo – e nell’affresco d’epoca tipico di Roberto Rossellini, suo grande e tormentato amore di una vita.

Una diva “a parte”

Una carriera, la sua, punteggiata da ben tre Oscar e un privato tormentato da tre matrimoni falliti. Il suo debutto sulla scena risale ai primi anni Trenta del Novecento, quando l’attrice inizia a recitare in alcune pellicole svedesi, tra cui spiccano Senza volto e Intermezzo, i titoli che più di altro le splancheranno le porte di Hollywood dove ad inaugurare il successo internazionale della futura diva sarebbe stato proprio Casablanca di Michael Curtiz, il film destinato a cambiare per sempre la vita dell’attrice. Il resto è la cronaca di un successo intramontabile in cui spiccano le affermazioni popolari e i riconoscimenti critici di Angoscia, di George Cukor, con la Bergman conquista il suo primo Oscar; di Anastasia, di Anatole Litvak, che le fa fioccare la seconda statuetta, mentre la terza affermazione tra i membri dell’Academy Awards per la diva svedese naturalizzata americana sarebbe arrivata nel 1975 come migliore attrice non protagonista di Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet, tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Christie. E tra l’esordio blasonato del 1936 con Intermezzo dello svedese Gustaf Molander, e la pellicola dell’addio alle scene, Sinfonia d’autunno, firmata sempre dal connazionale Ingmar Bergman, il trionfo americano e la stagione italiana accando a Roberto Rossellini, sul set e nella vita.

La stagione italiana

L’attrice, infatti, forse stanca dei fasti hollywoodiani, e compunque affascinata da cinema europeo, rimasta profondamente colpita dalla stagione neorealista italiana, tanto da scrivere a uno dei suoi fondatori, Rossellini appunto, una letterea rimasta famosa in cui la Bergman mette nero su bianco la profonda ammirazione professionale per il regista italiano nelle cui mani affida il suo talento. «Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla l’inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo “ti amo”, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei… ». E così fu: il regista, sapendo che nel frattempo la Bergman è in Europa per girare Il peccato di Lady Considine, le propone il copione che aveva preparato per Anna Magnani e nel 1949 iniziano a girare Stromboli.  Tra i due è subito feeling, tanto che la coppia desta scandolo quando, entrambi sposati, annunciano di aspettare un figlio. Poi, tra il lavoro in coppia per Stromboli, Viaggio in Italia e La paura, i due suggelleranno la loro unione sentimentale che con la nascita delle gemelle Isotta Ingrid e Isabella, prima di prendere strade professionali e personali molto diverse. Una strada che, nel caso della Bergman, si sarebbe conclusa il 29 agosto del 1982, nel giorno del suo ultimo compleanno. Venezia, dove la diva fu di casa durante tutta la sua vita italiana al fianco di Rossellini, si prepara allora a festeggiarla con il film breve Viva Ingrid! di Alessandro Rossellini, che sarà presentato nella cornice della 72esima Mostra del Cinema durante Le Giornate degli Autori-Venice Days. Auguri Ingrid!