E gli immigrati adesso occupano anche i beni confiscati ai Casalesi

Tutto è cominciato, o meglio, è stato scoperto in pochi minuti. Grazie al senso civico di uno sprovveduto immigrato centroafricano, che avendo il desiderio di regolarizzare quello che stava facendo, si è recato ieri mattina in municipio e ha chiesto informazioni sui beni confiscati alle mafie. L’immigrato ha chiesto l’iter ufficiale da seguire per poter godere di una casa confiscata alle mafie. Quando il consigliere comunale gli ha spiegato che una procedura del genere non è prevista dalla legge, perché i beni confiscati possono essere gestiti soltanto da associazioni per scopi sociali, l’immigrato è sembrato cadere dal pero. Ha accennato di aver già preso possesso in maniera ufficiosa di una casa confiscata, di un immobile fatiscente, e che al suo intemo stava anche eseguendo dei lavori di ristrutturazione.

Sei ville ridotte a ruderi sono diventate dimora abusiva: indagano i carabinieri

A quel punto, le persone sorprese nella stanza sono diventate due. Perché anche il consigliere ci ha messo un po’ di tempo per realizzare quello che stava succedendo. Soprattutto quando l’uomo gli ha spiegato che lui aveva preso possesso della casa perché tanta altra gente, soprattutto cittadini italiani, aveva fatto prima di lui la stessa cosa. Insomma, credeva fosse una cosa non illegale e consentita dai regolamenti comunali.

Gli immigrati «occupano» i beni confiscati ai casalesi

La località è quella di via Pergusa, alla foce del fiume Volturno. Qui il Comune domizianodal 1998ha in affidamento sei ville che erano appartenute ad alcuni esponenti della malavita di Casapesenna. Eppure, in tutto questo tempo, non è riuscito ad affidarle ad alcun ente. Per cui, in tutto questo periodo si sono trasformate in fantasmi di cemento, ricettacoli di rifiuti. Fino a qualche mese fa, però. Fino a quando alcune persone del posto hanno deciso di ristrutturarle e utilizzarle. «Se non se ne occupa lo Stato – avranno pensato – lo facciamo noi».

Ormai c’è autogestione dei beni confiscati alle mafie

La burocrazia italiana – conclude “Il Mattino” – ha dato l’ennesima dimostrazione di quanto sia incapace di gestire i beni confiscati e messo in luce lo spreco di un patrimonio che potrebbe avere ben altri utilizzi, piuttosto che implodere nel degrado e trasformarsi in monumento dell’inefficienza pubblica