Gli immigrati fanno le barricate e il tribunale li salva: “Non sono violenti”

Chissà cosa sarebbe successo se a bloccare con cassonetti e immondizia le strade fossero stati manifestanti italiani, magari di estrema destra, anziché immigrati. Probabilmente sarebbero stati arrestati, processati e soprattutto accusati di razzismo. Quando invece a causare blocchi del traffico sono i clandestini che rivendicano i loro sacrosanti diritti, è tutto regolare. Ecco i fatti: il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha annullato il provvedimento di revoca delle misure di assistenza emesso dal Prefetto di Treviso nei confronti di quattro migranti ospiti di una struttura di Vittorio Veneto a causa di una protesta attivata dagli stessi nel febbraio scorso per le condizioni in cui erano sistemati. Gli stranieri, in particolare, avevano addirittura promosso l’occupazione della strada statale n. 51 Alemagna per sottolineare le presunte cattive condizioni del luogo dedicato alla loro accoglienza per ragioni di sovraffollamento e di scarse condizioni igieniche. In quella circostanza intervennero in massa le forze dell’ordine per regolare il traffico e proteggere i residenti.

Gli immigrati bloccarono per ore la statale Alemagna

Il Tar – come riferiscono i quotidiani locali – ha riconosciuto invece la natura non violenta, e dunque la legittimità, della manifestazione, riammettendo gli immigrati, colpiti dalla misura decisa dal questore, al trattamento di assistenza ed annullando la revoca dell’ospitalità pronunciata nei loro confronti facendoli rimanere nel centro accoglienza Ceis di Vittorio Veneto. A rivolgersi al Tar, per conto dei migranti, erano state delle associazioni di sinistra vicine ai centri sociali, a cominciare da Razzismo stop e Gallo rosso mentre, contro la protesta, erano scesi in piazza a loro volta Lega nord, Forza nuova e CasaPound insieme a moltissimi cittadini del quartiere in cui il traffico era stato bloccato per ore, causando notevolissimi disagi alla popolazione, soprattutto alle fasce più deboli e indifese.