La Dia “fa visita” a Travaglio per l’intercettazione tra Renzi e Adinolfi

Ufficialmente non ci sono indagati ma solo i “soliti ignoti”. Di certo c’è che da qualche ora – su iniziativa della Procura di Napoli – agenti della Dia (Direzione investigativa antimafia) stanno eseguendo un decreto di esibizione di atti nei confronti dei giornalisti de Il Fatto Quotidiano Marco Lillo e Vincenzo Iurillo, che nei giorni scorsi hanno pubblicato brani di una intercettazione di una conversazione telefonica tra il premier Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi.

Ma i giornalisti del “Fatto”, Lillo e Iurillo, non risultano indagati

Al momento nè Lillo né Iurillo risultano indagati: l’inchiesta per rivelazione di segreto d’ufficio è infatti «contro ignoti». La Dia sta acquisendo i file contenenti l’informativa dei carabinieri del Noe nella quale vi è la conversazione tra Renzi e Adinolfi. In base a quanto emerge dal provvedimento firmato dal procuratore aggiunto di Napoli Alfonso D’Avino, sussiste il fumus del reato di rivelazione di segreto «ascrivibile ad un pubblico ufficiale allo stato non identificato». Secondo quanto si legge nel decreto, negli atti depositati l’informativa dei carabinieri del Noe era priva di alcuni passaggi coperti da omissis compreso quello riguardante la telefonata tra il premier e l’ufficiale della Gdf. E tal quale è stata pubblicata dal Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio.

L’intercettazione conteneva obliqui riferimenti a Napolitano

Come si ricorderà, quella conversazione era contenuta in uno dei faldoni dell’inchiesta napoletana sulla metanizzazione in Campania e sul giro tra amministratori pubblici, coop rosse e clan nelle cui maglie risultano incappati l’ex-sindaco di Ischia Giuseppe Ferrandino e l’ex-senatore casertano Lorenzo Diana, quest’ultimo con l’accusa, decisamente più pesante, di concorso esterno in associazione mafiosa sulla scorta delle rivelazioni del boss dei Casalesi Antonio Iovine. Di tutt’altro – ovviamente – parlavano al telefono Renzi e Adinolfi, completamente estranei all’inchiesta. La conversazione fece scalpore perché il brano intercettato (l’utenza sotto controllo era quella del generale) conteneva un obliquo riferimento all’ex-presidente Napolitano e ad una sua presunta ricattabilità. La circostanza che la telefonata sia stata inserita tal quale, cioè senza omissis, nel faldone dell’inchiesta nonostante l’assoluta estraneità dei conversatori e dei temi trattati ha fatto scattare l’iniziativa della procura partenopea. Sulla stessa vicenda, nei giorni scorsi, anche il Csm ha disposto l’apertura di una pratica.