«Il Dalai Lama lo scegliamo noi», la ridicola pretesa dei comunisti cinesi

Bando alle ciance: il prossimo Dalai Lama lo sceglierà il partito Comunista cinese. Che c’entra, direte? Nulla, non c’entra nulla il partito, anche se comunista, con una guida spirituale e i riti che la disvelano al mondo. Ma pare che dalle parti di Pechino il tempo si sia fermato, che l’orologio della storia abbia smesso di girare. Tanto è apparsa assurda, ridicola addirittura, la pretesa dei burocrati comunisti dagli occhi a mandorla di nominare loro la guida spirituale degli austeri monaci tibetani. Ma tant’è. La Cina del boom economico e della vorticosa crescita mostra ancora una volta una faccia rigida e inflessibile. Addirittura feroce, sulle questioni politiche. Perché quella del Dalai Lama è appunto una ossessione e una questione politica per i compagni cinesi. Che temono di perdere il controllo della regione Tibetana invasa e annessa da Mao. E perciò ecco, dopo i frizzi e i lazzi dell’assegnazione ad una Pechino senza neve delle olimpiadi invernali del 2022, arrivare la notizia che non ti aspetti. E che ci farebbe persino sorridere. Se non fosse che c’è da piangere. L’Ufficio politico del Partito Comunista Cinese ha deciso infatti in una riunione tenuta il 30 luglio scorso di nominare il prossimo Dalai Lama, il 15/mo del lignaggio tibetano, che succederà a quello in carica, Tenzin Gyatso, il premio Nobel per la pace che vive in esilio ed è considerato un secessionista da Pechino. Della decisione ha dato conto l’agenzia Nuova Cina, secondo la quale nella riunione – presieduta dal segretario del Partito e presidente della Repubblica Xi Jinping – si sarebbe discusso anche dell’espulsione dell’ex vicepresidente della Commissione Militare Centrale Guo Boxiong, che è stato accusato di corruzione. L’agenzia cattolica Asianews, citando fonti anonime, ha scritto che lo stesso Xi Jinping sarebbe intervenuto al termine della riunione per affermare che “sarà il Partito Comunista a scegliere il prossimo Dalai Lama, punto e basta”. Secondo Karma Yoshi, un membro del Parlamento tibetano in esilio, “la pretesa” del Pcc di scegliere la prossima reincarnazione del leader tibetano “è, nel migliore dei casi, ridicola”. Appunto.