Dal Telegatto a Michelangelo: tutte le sciocchezze dette da Renzi a Cl

Un discorso da Telegatto. Sul Mezzogiorno, in questi anni, “abbiamo fatto un racconto solo incentrato sul negativo”. La “negatività” è la fonte dei nostri guai. Così non è l’Italia “a perdere qualcosa, ma il mondo”. Abbiamo un problema immigrazione? Bene, “il provincialismo della paura non vincerà, non rinuncio all’umanità per tre voti”. La politica? E’ una gran bella cosa. Ma l’Italia “in questi venti anni ha trasformato la Seconda Repubblica in una rissa permanente ideologica sul berlusconismo e ha smarrito il bene comune e mentre il mondo correva è rimasta ferma in discussioni sterili”. Il Mediterraneo?  Si è perso tempo. “Quando parliamo di Mediterraneo, non parliamo di frontiera Ue ma del cuore dell’Ue. Ma non c’è stata sufficiente attenzione della politica nel considerare il Mediterraneo il cuore del dibattito europeo, si è guardato in direzione strabica”.”L’Europa a 28 è troppo o troppo poco”. E ancora, le riforme del governo : il Jobs Act, la Pubblica amministrazione, l’Italicum, la riforma del Senato, le responsabilità civile dei magistrati, quella (di là da venire) del fisco. La prima volta di Matteo Renzi al Meeting di Comuniuone e Liberazione offre pochi spunti interessanti. Il discorso tanto atteso (persino la consorte aveva creato un certo pathos, nei giorni scorsi, narrandoci di un premier  molto concentrato sulle cose da dire ai seguaci di Don Giussani) si è risolto nella noiosa ripetizione di cose già dette, di presunzioni già espresse, di analisi più o meno scontate sulla globalizzazione intesa come opportunità da cogliere, delle bellezze inespresse e non valorizzate del Bel Paese e via declamando, con l’incedere affabulatorio cui il premier ci ha ormai abituato da tempo.

Renzi tra Michelangelo e il Telegatto

Neppure, questa volta, aiutano a rompere la monotonia del già detto le  folgoranti e accattivanti fughe immaginifiche, nelle quali il nostro Pittibullo ama rifugiarsi per esaltare il suo giovanile aspetto, e scavare fossati nei confronti del vecchio “politicume”, quella corte di politici che  vorrebbe sopravvivere al tempo e alla rottamazione. Così, anche quando evoca il Telegatto per difendere la riforma del Senato e spiegare che, in democrazia, non è detto che bisogna sempre votare, l’iperbole appare talmente vaga da apparire persino controproducente. Davvero stramba la concezione della democrazia in salsa renziana. Si lascia in vita il Senato, pur ridotto nei poteri e nelle funzioni (a che cosa serve allora?) e si decide che a nominare i senatori non sia più il popolo sovrano. Tant’è. Voleva, il presidente del Consiglio che gli italiani non hanno mai votato, lasciare un segno del suo passaggio tra i padiglioni della Fiera riminese. A di là dell’accoglienza, mai parca di applausi per chicchessia, Renzi lascia davvero poco, molto poco. Forse il ricordo di quella frase gettata lì per spiegare la necessità di alleggerire un Paese zavorrato e imbrigliato come il nostro: “Quando a Michelangelo gli domandarono come aveva fatto il capolavoro del David ha risposto: ho solo tolto tutta la roba che c’era in più. Ed è quello che dobbiamo fare noi oggi…”. Paragone esaltante e un po’ ambizioso. Solo che Michelangelo era un genio…