Ecco come l’Isis impone la schiavitù sessuale: «Stuprare è una preghiera»

Reclamando l’appoggio del Corano, l’Isis porta avanti la teologia dello stupro e della schiavitù sessuale, mettendo a punto una «dettagliata burocrazia» che include contratti di vendita certificati dalle corti islamiche gestite dall’organizzazione. A scattare la fotografia delle violenze dell’Isis su donne e bambini è il New York Times.

L’Isis e la schiavitù sessuale

Le discussioni teologiche sul tema si sono tradotte nella stesura di linee guida per la schiavitù sessuale e in manuali su come fare: i vertici dell’Isis hanno addirittura selezionato le letture del Corano e di altri testi religiosi non solo per giustificare la violenza, ma per celebrare ogni aggressione sessuale come un bene per lo spirito. «Mi diceva che stuprarmi era la sua preghiera a Dio. Gli dicevo che era sbagliato, ma mi rispondeva che quello che faceva era consentito», ricorda la 15enne “”, catturata un anno fa sul Monte Sinjar e venduta a un combattente iracheno dell’Isis di 20 anni. “F” non vuole far conoscere il suo nome, e preferisce identificarsi solo tramite la sua iniziale: ora è riuscita a scappare dopo nove mesi di schiavitù. La storia di F non è un’eccezione, è la normalità nel califfato dell’Isis. Una ragazza di 12 anni – intervistata dal New York Times in un campo profughi – ricorda si essere stata stuprata a 12 anni: il combattente che l’ha violentata continuava a ripetere che non era un peccato. «Gli dicevo che mi faceva male, gli chiedevo di fermarsi», ricorda. «Mi rispondeva che in base all’Islam poteva stuprarmi perché era una non credente. Violentandomi lui si avvicinava a Dio», aggiunge mettendo in evidenza di essere religiosa, ma di non aderire all’Islam. Nello stesso modo in cui alcuni passaggi della Bibbia sono stati usati per sostenere negli Stati Uniti la schiavitù, l’Isis –affermano alcuni esperti – cita versi specifici e storie del Corano per giustificare il traffico di esseri umani.