Cocoricò, anche Luxuria contro la chiusura: «Non ha alcun senso»

«Sarebbe come dire non stampiamo più soldi perché c’è la corruzione o chiudiamo il Parlamento perché ci sono stati casi di persone colluse con la criminalità organizzata. Questa non è la soluzione. Bisogna coinvolgere i gestori di questi locali nello spiegare ai giovani i rischi connessi alla droga». Anche Vladimir Luxuria è contraria alla chiusura del Cocoricò e spiega il perché a Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. «Noi – ha detto l’ex deputata – dobbiamo raggiungere i ragazzi e far capire loro che ingurgitare roba a più non posso non fa figo, fa coglione. E’ pericolosissimo e noi dobbiamo farlo capire. Questo provvedimento vuole far vedere che si è fatto qualcosa subito, ma non risolverà i problemi».

 In campo Luxuria e i gestori delle discoteche

Il Cocoricò, per Luxuria, «è sempre stato preso di mira, già mi ritrovai a fare una campagna contro la chiusura. Per quanto riguarda il consumo di droga bisogna mettersi a un tavolo e parlarne: noi al Gay Village abbiamo allestito uno stand d’informazione proprio per parlare degli effetti dannosi legati all’assunzione delle droghe e i ragazzi sono molto interessati, perché non c’è un approccio paternalistico alla Giovanardi, ma gli facciamo capire, con il loro linguaggio, quello che rischiano».

I gestori delle discoteche cercano una strada. «Alfano ci ha assicurato che la “tolleranza zero” annunciata non diventerà una guerra ai locali da ballo. Si è detto contro lo sballo ma a favore delle imprese», afferma Gianni Indino, presidente del sindacato dei gestori Emilia Romagna (Silb), da Roma dove ha incontrato il ministro degli Interni insieme con l’onorevole Sergio Pizzolante (Ap), il sindaco di Rimini Andrea Gnassi in rappresentanza della provincia e Anci, e il presidente Confcommercio Silb Maurizio Pasca. Ed è tornato con una promessa: «La revisione dell’articolo 100 del Tulps potrà essere presa in considerazione per non penalizzare le discoteche quando collaborano con le forze dell’ordine».