Chiti all’attacco di Renzi: «Smettila di giocare, con i bluff non si va avanti»

Troppi bluff. Uno dopo l’altro. Sempre smascherati. I bluff espongono a figuracce e in politica sono un gioco pericoloso. Se poi vengono fatti su temi fondamentali come le riforme istituzionali, si raggiunge il punto più basso. «Il calcolo di Renzi mi sembra assai dubbio». Vannino Chiti, il senatore dem ed ex ministro delle Riforme intervistato da Repubblica, è convinto che Renzi stia bluffando sui numeri per la riforma costituzionale al Senato e mette le cose in chiaro: «Se le posizioni politiche fin qui espresse restano tali è molto dubbio, ripeto. In seconda lettura poi servono almeno 161 voti. Mi chiedo però: è possibile che una riforma di questa importanza si affronti calcolando se ci sono 159 o 161 voti? Per usare le parole di Prodi, non si può fare una riforma in modo sguaiato e scoordinato».

Chiti: i presidenti delle giunte regionali dovrebbero svegliarsi

«Stabilita la fine del bicameralismo paritario, i senatori siano eletti dai cittadini in concomitanza con le elezioni regionali – propone – Oppure si pensi davvero a un modello Bundesrat, che è però più complicato. Ci si chiarisca sulle funzioni. Mi pare che i presidenti delle giunte regionali dovrebbero svegliarsi dal sonno. La riforma com’è stata modificata alla Camera è un ritorno al centralismo. Oltre ai punti critici (Quirinale, Consulta) le leggi etiche come sul fine vita devono tornare a essere materie bicamerali».  Chiti sottolinea: «Quello che stringe è la volontà politica di intesa ampia. Se il testo viene concordato, potrà essere assunto dalla Camera e il 2016 sarà l’anno del referendum confermativo».

Il no al voto anticipato

Se la riforma inciampa, Chiti non vuol sentir parlare del voto anticipato come un’arma. «Sarebbe bene rispettare il ruolo del presidente della Repubblica – dice – a lui spetta lo scioglimento delle Camere. Non è responsabile da parte del Pd parlare di elezioni in un momento in cui non siamo usciti dalla crisi. Ancor più usare questo argomento come una sorta di ricatto nella partita delle riforme, è un’arma scarica. I convincimenti personali vengono prima della fedeltà al governo. Inoltre si andrebbe al voto con il “Consultellum” e le larghe intese sarebbero certe. L’arma del voto anticipato riduce la politica a un gioco di convenienze personali». Quanto ai 28 senatori dem dissidenti, Chiti spiega che non è stata fatta «una corrente “costituzionale” nel Pd: abbiamo sottoscritto un documento inviato al premier e non abbiamo avuto risposta. Oggi Renzi sembra aprire ma durerà? Mi pare strano, anche per il rispetto che ho dei colleghi, che qualcuno sottoscriva un emendamento e poi  non lo voti».