La candida onestà dei Casamonica: la carrozza d’oro? L’avremmo rubata

Quando ce l’hai nel sangue è difficile rinunciare all’istinto primordiale. Anche per uno che di cognome fa Casamonica. In questi giorni di passione, di tempeste politico-mediatiche e di attesa e suspence per le teste che (forse) stanno per rotolare (o, forse, no) dopo il funerale-show del boss Casamonica Vittorio, i familiari passano da un set all’altro, da un’intervista all’altra, da uno studio televisivo all’altro. E’ la celebrità, bellezza. Una chiacchierata a ruota libera non si nega a nessuno, figuriamoci a un Casamonica che vorrebbe dirti due paroline. Intervistato dal settimanale Oggi, Casamonica Tony – forse un omaggio a Tony Manero o, forse, al più celebre Tony Gambino –  si lascia andare alle confidenze: «Hanno scritto che il funerale era da 100 mila euro, ma ne abbiamo spesi 6 mila tra fiori e servizio funebre, e 3 mila per cavalli e carro fatti arrivare da Napoli», dice. E c’è chi subito si chiede malizioso: come mai un funerale che dovrebbe costare – a prezzi di mercato, secondo le confidenze dei cassamortari romani pronti a fare i conti in tasca ai colleghi che hanno servito il clan – fra i 30.000 e i 50.000 euro è costato solo 6.000 euro? Che abbiano applicato il famoso “sconto Casamonica“?
Cinquantotto anni, figlio di un fratello del Deceduto, Tony ha una sua logica con cui spiega le cose ai giornalisti che gli girano attorno come mosche sulla cacca. Pur sforzandosi non si capacita come mai il funerale carnescialesco del famoso zio abbia scatenato tutto questo putiferio fino a lambire le cronache del New York Time. I soldi per il funerale? Nessun problema: «Abbiamo pagato tutto con una colletta, come sempre», spiega con serena ovvietà il Tony di casa Casamonica al quale certi malevoli accostamenti seccano non poco: «Hanno scritto che abbiamo fatto il funerale come quello di Lucky Luciano. Ma lui aveva la bara d’oro – s’infervora dimostrando una certa pignola conoscenza della logistica mafiosa d’oltreoceano – zio Vittorio no».
«Hanno detto – continua un po’ seccato – che il carro (funebre, ndr) aveva i cerchioni d’oro. Ma se erano d’oro me li staccavo e me li portavo a casa, no?», spiega serenamente dimostrando, se non altro, una candida onestà intellettuale accomunata da un certo richiamo della foresta metropolitana della Romanina.
Va bene, e allora la banda che suonava la colonna sonora del Padrino? «Era la sua preferita, insieme a My Way! Anche a Ferragosto, in punto di morte, aveva voluto ascoltarla», spiega Tony e sembra di cogliere un ciglio umido al ricordo dello zio che si lascia andare ai ricordi di My Way sul letto di morte. L’omone è grande e grosso, sembra tagliato con l’accetta. Ma il candore è veramente infantile. Un pupone cresciuto troppo in fretta che più parla e meno si rende conto di mettere altra gente nei guai. «Facciamo sempre così – rivela riferendosi alla passionaccia di suonare hot celebri ai funerali – quando quattro anni fa è morto Nicandro, fratello di Vittorio, al funerale, identico a questo, la banda ha suonato Louis Armstrong, il suo musicista preferito».
Qualcuno gli rammenta quella foto imbarazzante di Casamonica Luciano, stessa stazza di Tony ma strizzato in una maglia turchese molto skinny, a cena accanto al ministro Giuliano Poletti, allora boss della LegaCoop, alla famiglia Marroni, padre e figlio, boss anch’essi, ma del Pd romano e a Gianni Alemanno.
Tony Casamonica si corruccia al pensiero: «Hanno detto che (Luciano, ndr) era dentro Mafia Capitale. Lo sai che fa Luciano, da 20 anni? Il buttafuori a stipendio al Palacavicchi (capannone per feste a Ciampino, ndr): torna a casa piegato in due tutte le notti. Una vita da mafioso…». Quella dei balli latino-americani è un’altra passionaccia di famiglia coltivata con impegno e sudore ma che ripaga di qualche soddisfazione. Christian Casamonica – Christian con la Acca, mi raccomando – ne ha fatto persino una professione: «campione regionale, interregionale e campione italiano classe a 1 internazionale e professionista danze latino americano e insegnante alla classic dence (scritto proprio così sul curriculum) studio via sante vanti» è la soddisfazione di mamma, papà e cugini fino alla settima generazione. I suoi video su youtube mentre sculetta inguainato in una tuta stretch nera con calzoni a campana e tacco alto da tanghero fanno il pieno di like fra i Casamonica. L’orgoglio gonfia il petto dei famigli. Che insorgono quando qualcuno gli tocca Christian con l’Acca: «sei un pezzo di merda a vita stronzo razzista schifoso parassita che ti possa prendere un cancro ogni volta che insulti uno zingaro merdaaaaaaaa!! Hehehe», scrive Vanessa Spinelli quando qualcuno le tocca il cugino alla lontana.
Guerino Casamonica, 25 anni, nipote di Vittorio, rivela: “Non abbiamo chiamato noi le tv e non è vero che i vigili hanno scortato il corteo. Noi i vigili li abbiamo trovati davanti alla chiesa che regolavano il traffico per far passare il corteo, come fanno con tutti i funerali. Non so a chi fa comodo dire che erano d’accordo con noi. Se volevamo davvero fare una sfida allo Stato, staremmo qui a dirti che abbiamo dato mazzette ai vigili per farci scortare il funerale, no? Ma noi i morti non li strumentalizziamo».
Vittorio Casamonica jr, altro nipote del patriarca Vittorio osserva: «Se abbiamo offeso qualcuno, quello è il Papa e chiediamo scusa per quel manifesto. Chiediamo scusa ai vigili, perché li hanno incolpati di cose che non hanno fatto, solo perché hanno fermato il traffico in segno di rispetto per un corteo funebre. Chiediamo scusa per l’elicottero, ma pensavamo di aver incaricato un professionista che avrebbe rispettato le regole. Ma per tutto il resto, le scuse ce le dovete fare voi. Infine, vi auguro bene per quanto male ci state augurando». Una grattatina ci sta tutta.