La beffa del Campidoglio: “al macero” migliaia di precarie di asili e materne

Presidio delle lavoratrici degli asili nido e delle scuole dell’infanzia di Roma «licenziate in tronco dall’ emanazione di una determina dirigenziale» in Campidoglio. «Non sono stati sufficienti gli oltre 10 anni di precariato, che queste lavoratrici hanno svolto presso il Comune di Roma, per garantire un percorso di stabilizzazione. La giunta Marino mortifica il lavoro di migliaia di lavoratori, in maggioranza donne, che per anni hanno reso possibile il regolare funzionamento dei servizi educativi e scolastici – spiega l’Usb, il sindacato di base – L’assessore Marco Rossi Doria, intervenuto al presidio, si definisce maestro di strada, ma per ora per strada ci sono finite le precarie. Restiamo in attesa di capire quanto corrisponda al vero la sua disponibilità, dichiarata al presidio, a lottare al fianco delle lavoratrici. Il bando va bloccato senza se e senza ma e la sentenza della Corte di Giustizia Europea deve essere applicata nel modo corretto, dopo 36 mesi tutte e tutti assunti». Il sindacato in attesa di ulteriori chiarimenti sulle modalità di apertura dei servizi per la prima infanzia di Roma Capitale, procleamerà uno stato di agitazione e presidi permanenti che porteranno all’assemblea già indetta per il primo settembre.

Con due bandi pubblicati il 24 agosto per il reclutamento di nuove insegnanti ed educatrici da utilizzare per le supplenze, l’amministrazione capitolina licenzierebbe, di fatto, migliaia di precarie a cui in questi anni le famiglie romano devono molto per avere permesso di tenere aperti scuole dell’infanzia e nidi, gravati da una cronica carenza d’organico. Ma i due bandi escludono tutte quelle insegnanti precarie che hanno già lavorato per almeno 36 mesi, anche non continuativi, per Roma Capitale. Anche considerando le oltre 300 assunzioni di insegnanti già previste per i primi di settembre, saranno più di mille le necessità di organico da coprire negli asili e nelle scuole dell’infanzia già ad inizio dell’anno scolastico. A queste andranno aggiunte tutte le esigenze di sostituzione che si verificheranno durante l’anno. La soluzione non può essere quella di lasciare a casa migliaia di supplenti senza stipendio ed emanare nuovi bandi (con seri dubbi di legittimità) generando un’ulteriore nuova sacca di precariato. I problemi non si risolvono con dichiarazioni stampa o con generiche affermazioni in piazza. Bisogna sedersi al tavolo del confronto e convenire sulle possibili soluzioni che consentano stabilità di servizio e di lavoro. C’è bisogno di un progetto, ma la vera domanda – retorica- è: in una città in stato di abbandono sotto tutti i punti di vista, è in grado la giunta Marino di occuparsi della scuola senza mortificare il lavoro delle persone?