Attenzione: i migranti non sono più una risorsa per l’Europa. Ecco perchè

Non siamo più in presenza di qualcosa che si gestisce con le norme di Dublino II, sulla presa in carico dei profughi da parte del Paese che identifica i profughi, o con la redistribuzione di 32 mila individui ai quali in passato è stato riconosciuto il titolo di rifugiati. I numeri dell’Alto Commissariato Rifugiati Onu parlano di 583mila richieste di asilo in tutt’Europa in un semestre. Un milione entro l’anno.

La sola Germania si attende 500mila richieste entro dicembre. È uno sconvolgimento epocale

Dovuto al condensarsi del disastro siriano, dell’Isis, dei molti paesi subsahariani ormai in condizione di a-statualità, del caos libico. Come ha giustamente detto ieri il ministro Gentiloni al Messaggero, un evento globale di tale portata o si affronta con gli strumenti comuni – Onu, Uè, Nato – messi a disposizione dalle norme internazionali a fronte di effetti umanitari planetari creati da guerre e terrorismo.

In Europa salterà il principio della libera circolazione delle persone garantito dalla cornice di Schengen.

Quel che serve – scrive Oscar Giannino su “Il Mattino” – è un’immediata e risoluta presa di posizione dei mèmbri europei del Consiglio di sicurezza Onu, in particolare rivolta verso la Russia e la Ciña, affinchè sia definito e conferito nel più breve volgere di tempo – e cioè settimane, non mesi – un mandato delle Nazioni Unite affinchè il dispositivo aero-navale possa sia abbordare gli scafi in acque internazionali e libiche, sia effettuare incursioni a terra sulle basi degli scafìsti. Tutto ciò deve avvenire parallelamente verificando un’intesa con le forze libiche che si riconoscono in tale quadro, per organizzare nelle parti di territorio che controllano campi profughi sotto congiunto controllo internazionale. E offrendo a una serie di altri Paesi, dal Marocco alla Tunisia, cooperazione diretta per tenere sotto controllo nei loro paesi il fenomeno, sia domestico sia dei flussi sub-sahariani.

In Africa mezzo Continente è in preda all’anarchia: troppi Stati son falliti

Bisogna usare le parole giuste: siamo di fronte alla somalizzazione di due mezzi continenti, il più rapido fenomeno di fallimenti statuali su vasta scala dai tempi della modernità. Non è uno sviluppo della storia che si affronti con le tante inutili polemiche italiane, ne quelle sul valore economico degli immigrati – che è indubbio, in termini di occupazione aggiuntiva, versamento di contributi necessari all’equilibrio previdenziale e demografico, creazione d’impresa – e tanto meno quelle più recenti messe in campo dalla Chiesa cattolica, che hanno equiparato purtroppo ad assassini chiunque voglia mettere in campo strategie adeguate ad affrontare un esodo di queste proporzioni. Auguriamoci dunque che produca finalmente risultati consoni, lo schiaffo all’intera Europa di numeri tanto eclatanti da dar ragione a chi invano ha per tempo ammonito sulla necessità di cambiare radicalmente le politiche sin qui seguite. Il problema non è quello di negare che l’Europa possa ospitare e integrare – ma in maniera equilibrata, e nel tempo – un milione di persone in più rispetto ai 505 milioni che oggi risiedono nella Uè a 28 mèmbri. Il punto è che continuare a non occuparsi alla radice del fallimento così numeroso di Stati sovrani, temibilmente moltiplicatore a catena di stragi e instabilità, genererà nel tempo ondate ancora più incontenibili. E purtroppo vittime, altre vittime a migliaia.