Le atrocità dell’Isis smuovono la Nato: «Sosterremo ogni iniziativa sulla Libia»

Dopo le ennesime atrocità commesse dall’Isis ovunque, ma soprattutto in Libia, sembra che la Nato si svegli, pur con l’abituale “prudenza”: «La Nato non sta pianificando alcun ruolo in una possibile forza di stabilizzazione in Libia, ma è pronta a dare sostegno nella costruzione di un’istituzione di difesa, se le condizioni lo permettono e sarà richiesto dalla Libia». Così fonti dell’Alleanza rispondono all’agenzia Ansa circa il ruolo che la Nato potrebbe avere nella vicenda libica. «Gli alleati si consultano regolarmente sugli sviluppi sulla sicurezza in Nord Africa e Medio Oriente – spiega la fonte – e seguiamo da vicino gli eventi nella regione». Parole di circostanza che non significano nulla, se non ci fosse il fatto che lunedì scorso i governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno condannato con forza gli atti barbarici che terroristi affiliati all’Isis stanno perpetrando nella città libica di Sirte. Lo dichiara in una nota la Farnesina. Recita tra l’altro la nota: «Siamo profondamente preoccupati dalle notizie che parlano di bombardamenti indiscriminati su quartieri della città densamente popolati e atti di violenza commessi al fine di terrorizzare gli abitanti», si legge nella dichiarazione. «Facciamo appello a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato e in pace affinché uniscano le proprie forze per combattere la minaccia posta da gruppi terroristici transnazionali che sfruttano la Libia per i loro scopi».

L’Italia e altri Paesi criticano le atrocità dell’Isis

«Gli avvenimenti terribili che stanno accadendo a Sirte sottolineano ancora quanto sia urgente che le varie fazioni libiche trovino un accordo per la formazione di un governo di concordia nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo». Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti ribadiscono – incredibilmente – «ancora una volta che non esiste una soluzione militare al conflitto politico in Libia, e rimangono preoccupati per la situazione economica e umanitaria che peggiora giorno dopo giorno». Chissà quale altro tipo di intervento potrebbe far desistere i terroristi dell’Isis dall’assassinare ammalati negli ospedali, dal costringere i medici a curare solo gli affiliati all’Isis, dallo sgozzare ostaggi occidentali innocenti, dal violentare e uccidere le cooperanti, dall’utilizzare iprite nei villaggi. Ue, Nato e Onu probabilmente vorrebbero convincere i terroristi con le parole a smettere, senonché centinaia di migliaia di clandestini stanno arrivando da mesi in Europa, e non solo in Italia, situazione creata esclusivamente dalla sconsiderata aggressione militare guidata dalla Francia contro la Libia, il cui governo allora era tra i più stabili del Maghreb. E da dove soprattutto i clandestini non partivano più. Oggi invece, oltre alle atrocità commesse dai terroristi islamici, da un resoconto Onu emerge che resta aperto il problema della contrapposizione fra le milizie islamiche che sostengono l’esecutivo di Tripoli e le forze armate di Tobruk guidate dal generale Khalifa Haftar. «Le parti hanno notato il bisogno urgente di progressi nel security track, il processo negoziale sulla sicurezza» parallelo a quello “politico”.