Ancitel, la “vendita” che imbarazza Fassino e il sottosegretario Rughetti

E dire che una volta era il fiore all’occhiello dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, il suo cuore pulsante. Parliamo di Ancitel, la rete dei servizi per gli enti locali, un sistema in grado di fornire consulenze, pareri, apporti tecnici essenziali per sindaci, amministratori, segretari, funzionari chiamati a districarsi nelle fitte maglie di una legislazione spessa, complicata, a volte persino indecifrabile. Rappresentò, all’origine, il collegamento naturale per chi volesse, negli enti locali, cogliere la sfida dell’innovazione amministrativa e informatizzare le strutture di riferimento. Tutto per rendere più efficiente la macchina comunale e offrire servizi migliori ai cittadini. Per anni, Ancitel è stato il serbatoio di Anci. Dal 1987 la società ha sempre lavorato per la casa madre, tramite convenzioni con la fondazione Ifel, la cassaforte dell’Associazione di Comuni, in parte finanziata dal gettito Imu e in parte ( l’80 per cento) da soggetti pubblici. Una cassaforte, insomma. Ora, la più grande spa controllata dall’Anci – e partecipata da Telecom, Istat e Aci – versa in cattive acque. Il Fatto Quotidiano ne ha confezionato un ritratto niente male. In quattro anni Ancitel ha perso più della metà del fatturato (da 22 milioni a 11,7) e l’anno scorso ha perso 1,15 milioni. Dal 2013, i 12o dipendenti tirano avanti con un contratto di solidarietà. Il capitale sociale è stato abbattuto ed è partita la vendita sotto forma di aumento di capitale da 2-4 milioni. Ciononostante, quest’anno la società dovrebbe chiudere in pareggio.

Ancitel, dalle carte emergono strane operazioni

Come mai, allora, tanta fretta di cederla ad un socio privato? Mistero. Come misteriose restano alcune operazioni: movimenti finanziari, acquisti non in linea con lo scopo societario, assunzioni, appalti. Nel tempo, molte attività sono state esternalizzate e Ancitel, scrive il Fatto, ha fatto da  tramite: 50 milioni di euro in dieci anni, senza una gara pubblica, a trattativa privata. “Emblematico è il caso della Sky Media, una misteriosa srl abruzzese con un capitale di 1,8 milioni, Come anticipato da Dagospia, un accordo quadro tra Ifel, Anci e Ancitel affida a SkyMedia il compito di fornire ai Comuni un software per la gestione dei contenziosi sull’Ici. Software che i Comuni non hanno mai voluto”. Chi è l’artefice di una tale trovata? Udite, udite: Angelo Rughetti. Si, proprio lui, il renziano doc, ora sottosegretario alla Pa, un passato in Ancitel. Per anni Rughetti è stato segretario generale dell’Anci, un posto che aveva ereditato da Fabio Melilli, altro renziano, diventato parlamentare e poi segretario regionale del Pd. In Anci, dai tempi di Triglia, ma forse anche prima, il posto di segretario è stato sempre appannaggio dei democristiani con il cuore che batteva a sinistra.  Scrive ancora il Fatto: ” Dalle carte interne emergono altre storie, a partire dal 2009, quando era Paolo Teti (e in Anci sedeva Rughetti). Soldi finiti a società di parenti e amici, consulenze a pioggia senza giustificativi. Tipo le commesse per quattro progetti con la Regione Sicilia: 6 milioni di euro, in parte poi bloccati”. Tra le spese “singolari” anche l’acquisto di 35 mila euro di vestiti da uomo nel negozio “Davide Cenci”, a due passi da via dei Prefetti, dove è ubicata la sede dell’Anci. Altro episodio inquietante nel 2013, quando i Comuni decidono si vendere Ancitel. “Fassino ( che è l’attuale presidente di Anci) fermò la svendita a Data Management, società toscana che ha finanziato diversi esponenti democristiani, tra cui Rughetti. Ora la società si è rifatta sotto”. Resta una domanda: perché tanta fretta di sbarazzarsi di Ancitel? Mantenerla, forse,  è imbarazzante per più di qualcuno nel governo.