Alta tensione in Ungheria, profughi in massa e scontri: l’esercito in campo

La situazione si sta facendo drammatica in Ungheria. Un flusso mai visto di profughi ha raggiunto la frontiera, dove la barriera di filo spinato è quasi completata ma non frena gli arrivi. Al punto che il premier Orban ha dato il via libera all’istituzione di un nuovo corpo speciale di oltre 2 mila uomini per pattugliare il confine ungherese, bloccando gli ingressi. La decisione è stata presa dopo la convocazione urgente del consiglio di sicurezza nazionale in seguito agli scontri  tra polizia e migranti scoppiati vicino al centro di accoglienza di Roeszke (Ungheria sud), sull’autostrada. La tensione è scoppiata quando la polizia ha radunato con megafoni 300-400 migranti per farli salire sul pullman, e alcuni si sono rifiutati di seguire gli ordini. Nel frattempo sono arrivati al confine ungherese anche i migranti che la fine della settimana scorsa erano riusciti a forzare la frontiera tra la Grecia e la Macedonia. Isoamma, numeri mai visti prima.

Ungheria, flusso mai visto di profughi

Il capo della polizia Karoly Papp ha assicurato che questi duemila uomini del corpo speciale «non avranno l’ordine di sparare», mentre il portavoce del governo Zoltan Kovacs ha detto che si sta valutando anche l’uso dell’esercito. La situazione si sta facendo sempre più esplosiva. I migranti stanno marciando sulla rotta dei binari della ferrovia Subotica (Serbia)-Szeged (Ungheria sud), o semplicemente alzano con mezzi di fortuna il filo spinato per passare. Piovono solo critiche, non soluzioni, dall’opposizione sulla politica migratoria del governo. Le opposizioni fingono di non accorgersi che la situazione ha superato il livello di guardia, tanto che l’ emergenza immigrazione sulla “rotta balcanica” sarà tra i temi al centro della conferenza sui Balcani in programma giovedì a Vienna, e secondo il ministro degli esteri serbo Ivica Dacic, una ulteriore riunione sulla crisi migratoria si terrà in ottobre in Ungheria con la partecipazione dei ministri degli esteri e dell’interno dei Paesi Ue e della regione balcanica. Pioggia di critiche alla politica migratoria della Ue sono infatti venute da Francois Crepeau, relatore speciale dell’Onu sui diritti umani dei migranti. «Non facciamo finta di pensare che quanto l’Ue e i suoi stati membri stanno facendo funzioni».