1944, quella calda estate della Rsi in “guerra” contro i partigiani

Nella calda estate del 1944 la Rsi, oltre a combattere una guerra regolare contro gli Alleati, era impegnata nel tentare di debellare il fenomeno partigiano. La Guardia Nazionale Repubblicana dimostrò di non essere in grado di risolvere da sola il problema. Da parte sua, il Partito Fascista Repubblicano, proprio nell’estate del 1944, rispose con la sua militarizzazione e la nascita delle Brigate Nere. I vertici militari della Rsi chiesero, però, a tutte le componenti delle Forze Armate una maggiore partecipazione alla lotta antipartigiana. Esercito Nazionale Repubblicano compreso. Fu proprio in seno all’Esercito che vennero costituiti una serie di reparti di élite, composti da “specialisti” nella lotta alla guerriglia. Tra queste unità si distinsero per la loro efficienza i Reparti Arditi Ufficiali e la Squadra X del Raggruppamento Anti Partigiani. Della storia di queste due unità speciali tratta l’ultimo libro dello storico Federico Ciavattone Gli Specialisti. I Reparti Arditi Ufficiali e la Squadra X nella lotta antipartigiana 1944-45 (Mattioli 1885, Fidenza, 2014). «Sia i Reparti Arditi che la Squadra “X”» spiega l’autore «operarono principalmente in Piemonte (in alcuni casi si spinsero in Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia), dall’estate 1944 al maggio 1945, eseguendo azioni di controguerriglia sia in ambiente urbano che extra-urbano. I Reparti Arditi Ufficiali erano composti esclusivamente da ufficiali addestrati nella repressione partigiana, in particolare, nell’utilizzo delle medesime modalità di combattimento della resistenza (agguati, azioni in borghese, etc.). La Squadra “X” era un’unità speciale, numericamente, esigua, nata a scopo informativo e spionistico: questi uomini e queste donne dovevano svolgere attività di intelligence e di spionaggio, infiltrandosi, generalmente, all’interno delle bande». In realtà, entrambi i reparti, nonostante queste specifiche connotazioni, svolsero anche “normale” attività di rastrellamento e di ordine pubblico.

La controguerriglia antipartigiana nella Rsi

Le due unità di controguerriglieri parteciparono a tutte le maggiori operazioni antipartigiane in Piemonte: nel novembre 1944, ad esempio, si distinsero nella riconquista di Alba. Per tutta la durata del conflitto, sia i Rau che la Squadra “X” risultarono molto efficaci nella lotta antipartigiana, riuscendo a conseguire anche significativi risultati, anche se l’obiettivo principale per cui vennero creati non fu mai raggiunto: il movimento resistenziale in Piemonte non fu mai annientato.
Ciavattone, sin da quando era ancora dottore di ricerca, ha deciso di affrontare il tema della lotta antipartigiana dalla prospettiva della Rsi, contribuendo, così, a colmare una profonda lacuna storiografica. Lo studio utilizza una mole di documenti veramente importante e lo stesso apparato iconografico è, in larga parte, inedito. L’autore fonde elementi di storia militare, di storia culturale e di antropologia. Partendo, dal concetto di controguerriglia, la monografia si sviluppa analizzando le vicende di queste due unità entrando sempre più nel dettaglio. Sono prese in esame, la formazione dei militari; viene ricostruito un identikit dello “specialista”; sono analizzate le operazioni antipartigiane; viene studiata la violenza della guerra civile (perpetrata e subita). Per tutti questi motivi, la ricerca di Federico Ciavattone deve essere inserita in quel filone di studi che affronta la storia della Repubblica Sociale Italiana e il dramma della guerra civile in Italia tra il 1943 e il 1945. L’autore, inoltre, ha corredato il testo con stralci di interviste agli ultimi superstiti dei due reparti speciali, fornendo, così, una serie di testimonianze oculari sulla guerra di controguerriglia. La lettura del testo, nonostante sia un saggio storico, è particolarmente scorrevole e tutt’altro che noiosa. Federico Ciavattone, infatti, è stato capace di amalgamare, in modo omogeneo, la narrazione delle operazioni di controguerriglia, le tecniche di guerra antipartigiana e gli episodi di violenza, alle singole vicende dei militari.

A Graglia militari della Rsi furono fucilati insieme alle mogli e alle ausiliarie

Di particolare interesse è l’ultimo capitolo relativo alla violenza della guerra civile. Ciavattone affronta sia la violenza perpetrata che quella subita dopo il 25 aprile 1945. I Reparti Arditi Ufficiali, infatti, erano molto conosciuti per la loro attività antipartigiana e nei giorni della resa dei conti furono tra le vittime “privilegiate” dalla resistenza. Una parte del II Reparto Arditi Ufficiali, infatti, subì tutta la violenza insurrezionale. Arresisi il 27 aprile 1945 a Cigliano Vercellese, dopo aver terminato le munizioni, gli ufficiali, le ausiliarie del reparto e le mogli al seguito, vennero trasferiti a Graglia. Qui alle 13 del 2 maggio 1945, iniziò la strage: prima furono uccisi i militari, poi le ausiliarie e infine le mogli. Complessivamente altre 33 vittime della resa dei conti della guerra civile. Un lavoro, quindi, importante, scritto non solo per gli storici. Uno studio che ci auguriamo possa contribuire, con la sua veridicità, a riportare il dibattito della guerra civile e della Repubblica Sociale Italiana su un piano esclusivamente storico. Se, infatti, in Italia non è possibile (ancora) aspirare a una “pacificazione”, quantomeno si deve puntare alla creazione di una memoria condivisa. Una memoria che può essere costruita con studi e ricerche come quelle di Federico Ciavattone.

Federico Ciavattone, Gli Specialisti. I Reparti Arditi Ufficiali e la Squadra X nella lotta antipartigiana 1944-45, Mattioli 1885, Fidenza, 2014, pp. 296, Euro 19.