Vendola annuncia un nuovo partito: demagogia e vecchi merletti

Vendola superstar: dopo essersi catapultato ad Atene in onore del referendum greco. Dopo aver capitanato la rivolta dei suoi in Aula contro il ddl “Buona scuola”. Dopo aver protagonizzato – negli ultimi giorni soprattutto – su media di ogni tipo, adesso il padre nobile di Sel annuncia e presenta il nuovo soggetto politico di sinistra “alternativo” e pronto – a sua detta – a smarcare a sinistra  il Pd e ad ereditare il «patrimonio politico» di Sinistra ecologia e libertà. Insomma, novità in vista, sembrerebbe, in casa del centrosinistra: e tra toppe e nuovi strappi, vecchie bandiere e nuovi simboli, e solite minestre riscaldate, c’è anche chi nota che se meno di tre anni fa l’ex governatore della regione Puglia puntava a entrare nel socialismo europeo, oggi Sel e i suoi, a partire dal vertice, sembrano non porsi più questo problema, anzi…

Vendola e il “nuovo” soggetto politico

Dunque, si guarda all’interno dei nostri confini. Di più: nel ristretto coacervo di rivendicazioni antiche e nuove progettualità, Vendola annuncia per ottobre la convention per un nuovo soggetto, al fine (propositivo) di presentarsi alle prossime elezioni politiche «con un nuovo simbolo, e un nuovo nome». Parola di Nichi che, nel promettere altri traguardi e rinnovate energie politiche, puntualizza come Sel «non si scioglie, ma investe il proprio patrimonio». Come a dire che, se non è zuppa, dovrà essere pan bagnato… Di tutto, di più, insomma: «Possiamo congedarci definitivamente – ribatte ai detrattori delle nuove mire revisionistiche ed espanionistiche il vetrano progressista – dall’epoca della sinistra del rancore e dei risentimenti». Sarà, eppure Vendola nel presentare il suo nuovo progetto non dimentica di guardarsi indietro e di rimestare tra gli stilemi della solita polemica politica: quella che si nutre di accuse e recriminazioni. E così, nel suo intervento all’assemblea nazionale di Sel a Roma, prima ancora di ragguagliare sul “nuovo” che avanza, per esempio non tralascia di definire Renzi «un paggetto alla corte di Angela Merkel». E dire che negli intenti di Vendola ci sarebbe quello di uscire dal ghetto di una sinistra del livore, dell’acredine, dell’animosità…

Basta con la sinistra del rancore?

«Noi oggi abbiamo la necessità non di scioglierci, non di disfare il nostro patrimonio, ma abbiamo bisogno di investirlo, di usarlo come straordinario capitale sociale, nell’obiettivo fondamentale che è la base della nostra sfida: riaprire la partita, rimettere la politica nelle mani di un protagonista diffuso», spiega allora Vendola all’assemblea nazionale del partito. «Sel non muore, ma intende rinascere in qualcosa di più grande», aggiunge un Vendola rinfrancato dall’ultima consultazione elettorale greca tanto da rimarcare che «abbiamo bisogno ora, subito, di confrontarci, su una nuova stagione referendaria per le questioni più importanti, sul terreno della scuola, del lavoro, della difesa dell’ambiente».

«No ai cartelli elettorali improvvisati»

«Non possiamo più presentarci, neppure in un’elezione amministrativa, con un’improvvisato cartello elettorale», aggiunge quindi a stretto giro il leader di Sel, lanciando la costruzione di un nuovo soggetto di sinistra. «Non faremo più partiti basati su una natura pattizia: dobbiamo aprire un vero processo democratico. Basta con un “accrocchio” di ceti politici per la sopravvivenza elettorale», aggiunge, ribadendo che lui e i suoi sono in marcia verso «la costruzione di un nuovo soggetto che non sia il luogo delle nostalgie, dei reduci del riassemblamento di vecchi frammenti della sinistra», ma sempre agglòomerando le stesse faccie. Come dire, una volta di più parafrasando un celebre adagio, che tutto deve cambiare, perché nulla cambi…