Unioni gay, il governo deve presentare ricorso. Strasburgo non è il vangelo

Unioni gay: la Corte Europea dei diritti dell’uomo torna a bacchettarci e le voci discordanti rispetto al coro che chiede la legalizzazione delle nozze tra omosessuali, a farsi sentire. Tra tutte, vale la pena citarne soprattutto due: quella del sociologo torinese Massimo Introvigne, e quella dell’Avvenire, il quotidiano dei vescovi.

Unioni gay, la bacchettata della Ue

Dunque all’Italia arriva l’ennesimo richiamo all’ordine sui diritti civili: la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro Paese per la violazione dei diritti delle coppie omosessuali, sanzionandolo a risarcire tre coppie per danni morali e chiedendo che finalmente venga introdotto il riconoscimento legale per le unioni tra persone dello stesso sesso. Ennesimo richiamo all’ordine di Strasburgo intimato nello stesso giorno in cui in Parlamento langue la discussione sul ddl Cirinnà e a stretto giro dall’annuncio del premier Matteo Renzi che ha posto il 2015 come limite per l’approvazione di una legge sulle unioni civili. E se le associazioni degli omosessuali esultano, la politica si divide: Pd, Movimento 5 Stelle, Sel e Scelta Civica (con qualche distinguo) premono per regolamentare le unioni gay, Ncd e FdI frenano. E se Maurizio Gasparri e altri invitano a non fare fughe in avanti, l’ex ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna ritiene che la sentenza “europea” imponga «l’obbligo di fare una buona legge». E tra sostenitori e detrattori, recriminazioni pro e contro, irrompe il parere di Massimo Introvigne che, riproponendo il caso delle sentenze sul crocefisso nelle aule scolastiche, dà il suo scossone all’esecutivo renziano.

La replica di Massimo Introvigne

«Il governo Renzi ha l’obbligo morale, civile e politico di presentare appello alla Grande Camera e di coltivare seriamente l’appello, sulla base dell’esperienza di governi precedenti che – dichiara in una nota Introvigne – mobilitando accortamente anche alleanze internazionali, riuscirono a rovesciare in appello la sentenza di primo grado sul crocefisso nelle scuole». Non solo, secondo il sociologo, nonché presidente dei comitati Sì alla famiglia, «la sentenza sulle unioni gay si basa su grossolani errori di diritto e di fatto, e su statistiche folcloristiche, come quella che dichiara senza sorridere come solo nell’Italia Centrale ci sarebbero un milione di omosessuali, come su sondaggi citati unilateralmente ignorandone altri di segno opposto», osserva Introvigne. «Non presentare e coltivare l’appello – aggiunge – contro una sentenza che contiene rilievi offensivi sull’Italia e il suo Parlamento, significherebbe che il dialogo a 360 gradi annunciato dal presidente Renzi su questi temi nei confronti di tutti gli italiani, compresi quelli che sono contrari al matrimonio e alle adozioni omosessuali sotto qualunque nome, è finito, o forse non è mai cominciato. Le forze politiche che fanno parte del governo e sono a favore della famiglia dovrebbero trarne le conseguenze».

Unioni gay, la posizione di “Avvenire”

Sposta l’angolazione, invece, il quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, che riaprendo il dibattito sulla legalizzazione delle unioni omosessuali, ricorda come sarebbe« più serio e proficuo discutere e impegnarsi per tutelare i diritti dei minori che chiedono alla società di poter conservare un solo grande bene: il diritto di avere un papà e una mamma come tutti i bambini del mondo, di qualunque latitudine, colore, religione, siano». Così il quotidiano cattolico Avvenire commenta in prima pagina la sentenza della Corte europea dei diritti umani dei diritti umani che ha condannato l’Italia per la mancanza di un riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. Tuttavia, spiega sul quotidiano dei vescovi l’editorialista Carlo Cardia, «il matrimonio per coppie dello stesso sesso non è previsto dall’articolo 12 della Convenzione Europea dei diritti fondamentali del 1950, e gli Stati possono legiferare scegliendo diverse opzioni, perché hanno un margine di apprezzamento in ambito familiare che il giudice europeo non può ignorare».

Unioni gay: in Europa e nel mondo

Nel mondo sono complessivamente più di 20 gli Stati che riconoscono il matrimonio tra persone omosessuali, di cui 14 solo in Europa. In altri sono legali le unioni civili, mentre i Paesi europei che fino ad oggi non hanno previsto alcun tipo di tutela per le coppie gay restano nove: Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania. Ecco in sintesi le nazioni del vecchio continente che hanno adottato il matrimonio omosessuale nel mondo.

1) Irlanda. È stato l’ultimo Paese a dire sì alle unioni gay con il referendum svoltosi lo scorso 23 maggio. Una terra con profonde radici cattoliche che per prima ha introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso con un referendum, e l’ultima in ordine cronologico a compiere questo passo nell’Ue.

2) L’Olanda. È stato il primo Paese nel 2001 ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.

3) Belgio. Il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni per le coppie gay è arrivato nel 2006.

4) Spagna. Le nozze gay sono legali dal luglio 2005. E le coppie omosessuali, sposate o no, possono adottare bambini.

5) Norvegia. Dal gennaio 2009 omosessuali ed eterosessuali sono equiparati davanti alla legge in materia di matrimonio, di adozione e di fecondazione assistita.

6) Svezia. Le coppie gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso da maggio 2009. L’adozione era legale già dal 2003.

7) Portogallo. Una legge del 2010 ha abolito il riferimento a «sesso diverso» nella definizione di matrimonio. Ma è esclusa la possibilità di adottare.

8) Islanda. Le nozze gay sono legalizzate dal 2010. Le adozioni sono legali dal 2006.

9) Danimarca. Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, la Danimarca ha dato il via libera nel giugno 2012 alle coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato.

10) Francia. La legge passa il 18 maggio 2013 dopo durissime contestazioni da parte dei movimenti di difesa della famiglia tradizionale.

11) Gran Bretagna. Il sigillo reale è giunto nel luglio 2013.

12) Finlandia. Il 28 novembre 2014 il Parlamento di Helsinki ha detto sì alla legge che regola le nozze omosessuali. Anche le adozioni diventano legali. Unioni civili e adozione dei figli del partner erano già possibili dal 2002.

13) Lussemburgo. Approvata a giugno 2014, la legge sui matrimoni gay è entrata in vigore il 1 gennaio 2015.

14) Slovenia. Il 4 marzo 2015 il Parlamento sloveno ha approvato un emendamento alla legge sui matrimoni e la famiglia, che equipara i matrimoni omosessuali a quelli eterosessuali.