La Turchia di Erdogan cambia strategia. Raid aerei contro il Califfato

Scenari di guerra che cambiano da un giorno all’altro. Nuove strategie di difesa e di attacco. Il volto del nemico che muta fisionomia. Pericoli, ambiguità, rischi, giochi diplomatici che non sai più quanto siano sinceri, sottili oppure piuttosto vaghi. Eppure la chiave di lettura del capovolgimento di fronte operato dalla Turchia di Erdogan nei confronti dell’Isis, dopo aver favorito il Califfato, permettendo a migliaia di volontari jihadisti giunti anche dall’Europa, di entrare nei territori occupati di Siria e Iraq, va cercata in una non facile combinazione di interessi contrapposti che hanno condizionato finora l’atteggiamento di Ankara. Oltre, ovviamente, alla recuperata intesa con Obama nel facilitare l’azione militare americana concedendo al Pentagono l’utilizzo della base di Incirlik per le azioni anti-Isis.

Erdogan e la sua partita “ambigua”

Finora Erdogan, in aperta  concorrenza con sauditi e Qatar , aveva puntato a giocare su vari versanti la sua partita egemone, pur di sconfiggere Assad e arginare i Curdi. Ma i 32 morti dell’attacco di Suruc, una strage attribuita all’Isis, che ha provocato una reazione rabbiosa nella popolazione, lo hanno costretto a cambiare strategia e puntare, con l’aiuto degli americani, a creare una zona cuscinetto che metta la Turchia al riparo dalle mire espansionistiche e destabilizzanti del Califfato. Insomma, Erdogan si è reso conto che il vero nemico è costituito dal terrorismo dell’Isis. Di qui la decisione del governo turco  di dare il via a nuovi raid, il terzo in Siria e il secondo in Iraq, contro obiettivi dell’Isis e del Pkk. All’annuncio delle azioni militari del premier turco Ahmet Davutoglu  ha risposto il portavoce del Pkk inIraq, Zagros Hiwa che ha accusato la Turchia di aver “violato il cessate il fuoco” e sottolineato che l’attacco della notte scorsa probabilmente segnerà la fine degli accordi di pace.

Erdogan ci salverà dal terrorismo del Califfato?

Con l’apertura del fronte turco aumenteranno le incursioni della coalizione contro le milizie dell’Isis. Anche se , al momento, si tratta soltanto di attacchi aerei, ritenuti dagli esperti ancora non sufficienti per debellare un nemico insidioso e abile. Sarebbe necessario un supporto logistico a terra, la penetrazione sul terreno di soldati addestrati, oltre ad un’opera di intelligence efficace. Ad un anno dalla nascita del Califfato, la manovra espansionistica dello Stato Islamico non sembra fermarsi. In più continua ad essere alimentata dai traffici petroliferi, dalle tasse e dalle estorsioni. Nel 1683 alle porte di Vienna l’esercito polacco-austro-tedesco bloccò quello ottomano del Gran Visir Mustafa Pasha. E la comunità cristiana fu salvata. Ora sarà Erdogan a salvarci dal Califatto? Una nemesi storica, dopo 332 anni.

PEN/