Tsipras ora imbarazza la sinistra, da “eroe” ad apprendista stregone

Tsipras, è venuto il giorno del silenzio e dell’imbarazzo per la sinistra europea. Non s’era mai visto un leader così maldestro, un vero apprendista stregone. Il piano di austerità approvato dal parlamento greco nella notte dell’11 luglio prevede tagli e tasse per 12 miliardi. Viene da ridere (amaramente), visto che Tsipras ha indetto un referendum per rifiutare un piano di austerità di 8 miliardi. I greci dovrebbero cacciare a pedate nel sedere chi li ha trascinati in un simile disastro.

Il presidente del parlamento ha votato contro Tsipras

La sinistra riavvolge le bandiere e si batte il petto. Innanzi tutto, come è ovvio, la sinistra greca.  Syriza si è spaccata. Almeno 17 dei voti contrari all’accordo sono arrivati dal partito di Tsipras. Contro il loro premier hanno votato la presidente del parlamento, Zoe Konstantopoulou, ed i ministri dell’energia, Panagiotis Lafazanis, e della sicurezza sociale, Dimitris Stratoulis.

Vendola e Fassina si arrampicano sugli specchi

Ma se Atene piange Roma non ride. All’assemblea nazionale di Sel c’era un’aria da funerale. «È un compromesso durissimo», commenta Nichi Vendola, che prova ad arrampicarsi sugli specchi per tentare di abbellire un clamoroso fallimento politico: «Tsipras ha combattuto solo, non solo in una campagna elettorale inquinata dalle banche, dalle tv, ma anche dopo l’esito della vittoria, quando è sembrato prevalere un atteggiamento punitivo nei confronti del popolo greco». Stefano Fassina, dal canto suo, ammette: «Tsipras si è trovato in una strettoia, ha subito un’imposizione su cui tutti dobbiamo riflettere». Alla fine tocca a un leghista, Roberto Calderoli, affermare a gran voce quello che la sinistra nostrana non osa dire: «Dopo aver visto la proposta di Tsipras, che sembra addirittura peggiorativa rispetto alle richieste dei rigorosisti europei, penso che Tsipras abbia preso per il c…  i suoi elettori e il popolo ellenico».  Secondo l’esponente del Carroccio, il premier greco «ha usato il referendum solo per crearsi un alibi popolare per fare proposte all’Europa che sono esattamente il contrario di quello che i greci hanno votato».

Gli amari conti di Atene

Sono amari i conti di Atene. E inchiodano alle loro pesanti responsabilità sia Tspiras sia gli altri apprendisti stregoni della sinistra greca. È  stato calcolato che siano bastate due settimane (dal giorno della rottura delle trattative con Bruxelles alla notte dell’approvazione del piano) per distruggere il 4% del Pil greco. E c’è di più: le stime sull’andamento dell’economia ellenica nel 2015 bocciano l’intera esperienza della sinistra radicale al governo di Atene. Nel novembre del 2014, un paio di mesi prima delle elezioni che hanno visto Tsipras per trionfatore, le stime del Fmi prevedevano un +2,9% di crescita per Atene. Oggi siamo invece a un tristissimo -6%. Dalla lezione greca arriva insomma una conferma: quando la sinistra entra nei palazzi del potere, i guai arrivano a pioggia.