Scuole, sull’Ici i vescovi attaccano. Irrituale risposta della Cassazione

Non infiammano solo il dibattito politico. Le polemiche sulla sentenza della Cassazione che ha imposto il pagamento dell’Ici arretrata ad alcune scuole cattoliche di Livorno culminano in un botta e risposta tra vescovi e giudici della Suprema corte.

Il botta e risposta tra Sir e Cassazione

Per la Sir, l’agenzia di stampa dei vescovi, la decisione dei giudici di Cassazione ha un «retrogusto ideologico», che rappresenta «oggettivamente, comunque la si guardi, una spallata alla libertà di educazione». «È meglio che le decisioni essenziali per la vita pubblica vengano da un Parlamento democraticamente eletto e da un governo nel pieno delle proprie prerogative, piuttosto che da un magistrato pur autorevolissimo. È una questione di democrazia e di rispetto della vita reale», è stata la riflessione della Sir. Una presa di posizione cui, a stretto giro, è seguita una nota del Primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce. Un gesto irrituale, scelto da Santacroce «al fine di evitare qualsiasi strumentalizzazione» e per dire che le critiche alla sentenza che sarebbero «in larga parte fuor d’opera». Per Santacroce, infatti, si tratta di «una questione» oggetto di indagine Ue per sospetti aiuti di Stato agli enti della Chiesa.

Il governo cerca di correre ai ripari

Il governo, dal canto suo, ha fatto sapere di aver messo in agenda una serie di incontri con le associazioni no profit interessate dalla questione, mentre è stato il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, a dire che «la sentenza della Cassazione rischia di far saltare il sistema di istruzione nonché di far saltare la pur minima libertà di scelta educativa presente in Italia». Secondo Toccafondi, «una soluzione ragionevole su pagamento Imu delle scuole era stata trovata» ovvero «l’Imu veniva pagata soltanto se le rette superavano il costo medio per studente fissato dallo stesso Mef».

Le differenze tra paritarie religiose e laiche

Da Verona, intanto, il sindaco Flavio Tosi ha fatto sapere che il Comune «riconoscerà alle scuole paritarie presenti sul territorio le risorse necessarie per garantire la loro continuità lavorativa». Ma la sentenza ha fatto emergere una contraddizione: perché le scuole paritarie religiose devono essere esentate dall’Ici/Imu e quelle laiche no? «Non è possibile che scuole che applicano rette equivalenti e danno i medesimi servizi vengano discriminate per il presunto o meno scopo di lucro della gestione», ha detto il presidente dell’Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e di istruzione (Aninsei), Luigi Sepiacci, rivendicando un sistema che riconosca stessi diritti e doveri per tutte le paritarie, che «è inconfutabile che facciano parte del sistema nazionale di istruzione e svolgano un ruolo importante, e che fa risparmiare lo Stato». «Si deve ricercare la strada dell’esenzione o di aliquote agevolate per gli edifici adibiti a scuola paritaria», è quindi la soluzione proposta da Sepiacci.

L’«inutile» riforma di Renzi

E contro la disparità di trattamento tra paritarie religiose e laiche ha puntato l’indice anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Fabio Rampelli, sottolineando che la riforma della scuola del governo Renzi ha fallito l’occasione di risolvere, tra le altre, anche questa contraddizione. «La sentenza della Corte costituzionale che impone alle scuole paritarie cattoliche di pagare l’Imu, come tutti, fa capire quale livello di indeterminatezza esista nel sistema italiano dell’istruzione», ha sottolineato Rampelli, per il quale quindi «la riforma della scuola imposta da Renzi e dal Pd si dimostra ancora una volta inutile».