Scuola, il Veneto prepara la spallata alla riforma. Donazzan: «Ricorriamo»

Parte dal Veneto la ribellione alla riforma della scuola: non una protesta di piazza, ma un ricorso formale contro una legge che «rappresenta l’esatto contrario di quell’autonomia e di quel federalismo che la Costituzione riconosce alle Regioni». A proporre la via legale contro il ddl, appena licenziato dal parlamento e controfirmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è l’assessore all’Istruzione della giunta Zaia, Elena Donazzan, che annuncia la preparazione di «un robusto e articolato ricorso» su cui convogliare le energie di tutta la giunta.

Le basi del ricorso contro la riforma

Secondo Donazzan, esistono fondate basi per il ricorso visto che la legge è «una prova dichiarata di centralismo», che «cancella le graduatorie di immissione in ruolo su base territoriale» e, soprattutto, «espropria le Regioni delle competenze garantite dall’articolo 116 della Costituzione». Dunque, il Veneto si candida ad aprire la strada a una serie di rivendicazioni da parte dei territori, puntando a chiedere per sé che «sia riconosciuta alla Regione quell’autonomia concreta che ci meritiamo, forti della sperimentata collaborazione che abbiamo in essere con l’Ufficio scolastico regionale, emanazione diretta del ministero, del lavoro di razionalizzazione che abbiamo svolto con il dimensionamento degli istituti scolastici e, soprattutto – ha chiarito Donazzan – delle importanti risorse che la Regione Veneto investe nel sistema scolastico, in sostituzione dello Stato».

I danni alla scuola veneta

In particolare, per quanto riguarda la sua Regione, nel mirino dell’assessore Donazzan c’è il contingente annuale del corpo docenti assegnato al Veneto dal ministero, calcolato sul parametro numerico di classi teoriche da 32 alunni. «Si ignorano così – ha chiarito l’esponente di Forza Italia – le specifiche esigenze del territorio regionale, come quella di dare continuità alle scuole a tempo pieno già attivate o quella di ampliare l’offerta di scuole statali d’infanzia di fronte alla progressiva contrazione delle scuole paritarie costrette a chiudere per effetto della crisi e del taglio ai finanziamenti».