Scuola, bagarre in aula. E Meloni annuncia: «Pronti al referendum»

Ha esultato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, di fronte al via libero definitivo del ddl Buona scuola. «Questo – ha detto – non è un atto finale, ma l’atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola». Ma le parole dell’esponente del governo si prestano a una doppia lettura, e rischiano di essere profetiche in un senso che non va esattamente a suo vantaggio. La riforma è stata approvata in un clima di forte contrapposizione politica e sociale e tutto fa pensare che «il nuovo protagonismo della scuola» possa concretizzarsi in un autunno caldissimo.

Il mondo della scuola resta sul piede di guerra

Mentre l’aula votava, in piazza Montecitorio si svolgevano ancora le proteste dei sindacati di base che, con bandiere e striscioni, hanno voluto ribadire fino all’ultimo la loro opposizione al testo. Cgil, Cisl e Uil, poi, hanno fatto sapere che sul tavolo della loro riunione unitaria di lunedì ci sarà anche il tema della scuola. Gli studenti, infine, oltre alle azioni spot di questi giorni, hanno già annunciato una vasta mobilitazione per il ritorno dalle vacanze.

Le proteste in aula

Un clima sociale arroventato, dunque, in cui si riflette anche quanto accaduto in aula nel corso delle dichiarazioni di voto, che poi hanno portato all’approvazione della controversa legge. Nell’emiciclo non c’è stata solo la protesta della Lega contro l’ideologia gender, che ha portato alla sospensione della seduta. Forme di protesta plateale sono state messe in campo da diversi partiti. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, al termine della votazione, ha esposto una bandiera nera con la scritta bianca «Mida Precari». I deputati del M5s hanno letto tutti insieme, in coro e in piedi, gli articoli della Costituzione dedicati alla scuola e alla ricerca, andando avanti anche dopo la fine del tempo a loro disposizione per le dichiarazioni di voto. Sel ha esposto cartelli con la scritta «Oxi», l’ormai celebre «no» greco.

FdI pronto ai referendum abrogativi

«Il governo avrebbe dovuto investire risorse, inventare strumenti innovativi per garantire il decoro e la sicurezza dei nostri edifici scolastici. Ma nella “Buona Scuola” di Renzi non c’è nulla di tutto questo. Al contrario, questa legge aumenterà i divari già esistenti tra gli istituti di serie A e di serie B e rappresenterà il più grande piano di licenziamenti della storia italiana, perché eliminerà fisicamente i precari», ha dichiarato Giorgia Meloni, spiegando le ragioni del no di Fratelli d’Italia e sottolineando anche che «con la chiamata diretta dei docenti viene minacciata la libertà di insegnamento e di apprendimento e viene completamente snaturata la figura del dirigente scolastico». «Una riforma vergognosa che spalanca le porte anche all’introduzione della teoria gender», ha detto ancora la leader di Fratelli d’Italia, chiarendo che «porteremo avanti la battaglia contro questa riforma insieme agli operatori della scuola, alle famiglie e agli studenti. E lo faremo sostenendo anche i referendum abrogativi della legge».