«Schettino lasciò i passeggeri in balìa del pericolo per mettersi in salvo»

«Schettino non ha cercato in nessun modo di mettersi in contatto via radio con gli altri ufficiali, accettando così inspiegabilmente di restare all’oscuro del destino di quasi duemila persone che si trovavano sul lato sinistro prima che l’imputato uscisse dalla plancia di comando». È  quanto si legge nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Grosseto che ha condannato a 16 anni l’ex comandante per la tragedia della Concordia al largo del Giglio.  Nel momento in cui Schettino lasciava definitivamente la nave – si legge –  la situazione era tale «da rendere impossibile, o comunque difficile, per i passeggeri ancora a bordo, trovare la salvezza».

Schettino ignorò i passeggeri

Nella sentenza, oltre 500 pagine, si ripercorre la drammatica vicenda di tre anni fa quando morirono 32 persone. «La ricostruzione degli eventi – argomenta il Tribunale – dimostra che Schettino nel momento in cui saltava sulla scialuppa per abbandonare la nave era consapevole della presenza sul lato sinistro della Concordia di passeggeri ancora a bordo, o comunque che si allontanava in modo definitivo dalla Concordia accettando in tal modo il rischio di lasciare le persone in balìa di se stesse». Schettino, dunque, saltò sulla scialuppa per mettersi in salvo «con la precisa intenzione di non risalirvi».

Non diede l’allarme

Quanto al cosiddetto ruolo di appello, che scatta quando la nave ha problemi e prevede che ognuno abbia ruoli ben precisi per fronteggiare qualsiasi evenienza, il Tribunale ritiene che «Schettino non ha attivato tali procedure, e prima ancora non ha dato l’allarme falla, ragion per cui, quando è stata data l’emergenza generale, la situazione a bordo era scivolata verso un’estrema confusione e assenza di univoche indicazioni, con conseguente caos diffusosi tra equipaggio e passeggeri». Non solo, ma la nave era «pienamente conforme, sotto il profilo del funzionamento e dell’efficienza dei sistemi di sicurezza per le fasi di emergenza», viene sottolineato dal Tribunale di Grosseto nelle motivazioni della sentenza in risposa alla difesa di Schettino che durante il processo aveva  sollevato numerosi dubbi sul reale funzionamento della Concordia.