Roma, sgominata banda del “1998”: la baby gang che terrorizzava la movida

Una baby gang di ragazzini italiani è stata sgominata dai carabinieri a Testaccio, quartiere storico e della movida a Roma. L’indagine si è svolta in parte sui social network, con i militari a caccia di informazioni sui profili Facebook degli adolescenti. Tra le caratteristiche della banda, che compiva rapine ai danni di ragazzi anche maggiorenni, il tatuaggio che ognuno dei componenti aveva con l’anno “1998”, quello di nascita di molti di loro.

Le armi della baby gang

I carabinieri della stazione Roma Aventino, indagando su 12 soggetti, hanno poi eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 4 di loro, di età tra i 15 e i 17 anni, che sono stati portati in comunità protette. A loro il Tribunale dei minori contesta i reati di rapina aggravata in concorso e porto abusivo di arma da taglio. L’indagine è iniziata a maggio da una rapina a Testaccio, commessa dai 4 minori arrestati armati di coltello e tirapugni, ai danni di due ventenni universitari che avevano prelevato dal bancomat prima di tuffarsi nella movida dei locali tra via Galvani e via di Monte Testaccio. Grazie ad alcuni elementi forniti dalle vittime, i militari hanno potuto orientare l’attività investigativa verso un gruppo di minorenni, già noto per delle bravate e provenienti da famiglie problematiche, che si incontravano in una pizzeria della zona.

Il tatuaggio “1998”: un codice di appartenenza

Monitorando i loro profili sui social network i carabinieri sono risaliti alle frequentazioni e ai legami della banda criminale. Il gruppo aveva anche codici di appartenenza, come il tatuaggio “1998”, e stava imperversando per il quartiere spaventando i coetanei. Secondo gli investigatori, il modus operandi della baby gang era molto spregiudicato e finalizzato a una sorta di controllo del territorio. I rapinatori agivano a volto scoperto usando la violenza e sotto la minaccia di coltelli e altri oggetti con cui poi malmenavano, anche brutalmente, le loro vittime, alcune delle quali, dopo essere state rapinate e nonostante non avessero reagito, venivano schiaffeggiate e intimidite. In più di un caso le vittime, spesso minorenni e residenti a Testaccio, non avevano voluto denunciare nel timore di ritorsioni. Quando i componenti della banda si sono accorti di essere sotto indagine hanno cancellato i loro profili su Facebook per spostarsi in altre zone di Roma a commettere reati, come l’Eur, il centro storico e Ponte Milvio. Su questa attività sono in corso ulteriori indagini.

Affidati alle comunità protette

Per ora i colpi attribuiti sono 9. Nella ordinanza del Gip si parla del particolare contesto socio-ambientale in cui i ragazzi sono cresciuti e vivono, situazioni di degrado familiare, con abbandono dei genitori, stili di vita improntati alla delinquenza come mezzo di sostentamento. Ciò ha spinto il giudice a disporre il collocamento in comunità diverse per ognuno degli imputati, individuate dal Centro per la Giustizia Minorile di Roma. Oltre a raggiungere lo scopo di inibire la reiterazione dei comportamenti delittuosi – viene riportato nel comunicato del Comando provinciale dell’Arma – «appare misura adeguata anche per avviare eventuali processi educativi».